Capodogli spiaggiati a Punta Penna, finalmente delle risposte

Da uno studio interdisciplinare sono emerse le possibili cause dello spiaggiamento di 7 capodogli nel settembre 2014

Attualità
Vasto lunedì 13 agosto 2018
di Antonia Schiavarelli
Capodogli spiaggiati a Vasto nel 2014
Capodogli spiaggiati a Vasto nel 2014 © Ansa

VASTO. Era il 12 settembre del 2014 quando 7 capodogli vennero trovati spiaggiati alle prime luci dell'alba da un surfista a Punta Penna, che diramò subito l'allarme.

Si mise in moto una macchina di soccorso che coinvolse non solo le autorità preposte ma anche un centinaio di volontari che accorsero sul litorale per aiutare a salvare i magnifici mammiferi.

Quattro di loro si salvarono proprio grazie all'aiuto "umano", tre purtroppo non ce la fecero.

Il 1 agosto è stato pubblicato uno studio sul Scientific Report che ne spiega le cause, riportato dal National Geographic (leggi), "Si tratta di una ricerca molto complessa, sia per la dimensioni degli animali spiaggiati che per il numero di esperti e centri di ricerca coinvolti, che si sono espressi sull’evento in modo del tutto indipendente, ma hanno poi dovuto far confluire le diverse opinioni nella stesura finale del paper.

"L’evento di Vasto era stato utilizzato mediaticamente per la campagna del referendum contro le trivelle, è stato quindi importante avere un parere trasversale delle 18 istituzioni coinvolte”, spiega Sandro Mazzariol, professore di patologia generale e anatomia patologica all’Università degli Studi di Padova e primo autore dello studio.

Lo studio ricalca in parte quello pubblicato in merito al caso precedente, avvenuto nel 2009, ma mette a sistema le diverse esperienze, fornendo per la prima volta un protocollo di gestione per gli spiaggiamenti di massa. “Un domani, chiunque si trovasse di fronte a un evento simile, potrà utilizzarlo come una sorta di manuale”, commenta Mazzariol.

Le analisi effettuate sui 3 esemplari morti hanno permesso di comprendere che erano femmine geneticamente imparentate, di cui una incinta.

Si trattava di un gruppo matriarcale, guidato da una femmina di 35 anni gravida. Questo esemplare soffriva in particolare di una patologia renale piuttosto importante, che ne ha alterato le capacità organiche. Trovandosi in una zona come l’Adriatico dove per i capodogli è difficile trovare prede, la patologia si è aggravata perché l’individuo non era in grado di nutrirsi e quindi di assumere acqua [i cetacei assumono la maggior parte dell’acqua di cui necessitano dall’alimento, ndr].

Inoltre, tutti gli animali erano affetti da Morbillivirus che, seppur a uno stadio iniziale, ha compromesso le condizioni già pessime del gruppo. Secondo gli studi più recenti a predisporre i cetacei a questa malattia contribuisce l’inquinamento marino da Pcb e altri organoclorurati che abbassa le difese immunitarie degli animali rendendoli vulnerabili all’infezione.

Nel caso del 2014 gli individui hanno seguito l’esemplare guida fino allo spiaggiamento, complici anche condizioni meteo-marine non ottimali".

Dal 1555 si sono registrati nove spiaggiamenti di massa nel mare Adriatico, quello vastese è l'ultimo in ordine temporale.