Amarcord/3. I naufraghi a Vasto: la storia si ripete nel mare insidioso
VASTO - Una settimana fa il nuovo allarme: naufrago rischia la vita al largo di Punta Penna. E' una storia di salvataggi, quella del porto di Vasto e del braccio di mare che lo avvolge. Più insidioso di quanto si possa immaginare. E' dedicata al porto e ai lupi di mare la terza puntata di Amarcord, la rubrica con cui Vastoweb racconta storie e personaggi che a Vasto hanno lasciato il segno.
Vi proponiamo alcune storie di salvataggi. Senza dimenticare che il più celebre degli episodi è arcinoto: è legato al nome di Costanzo Marinucci, l'uomo-pesce che salvò la vita di 5 persone e che da 55 anni ad agosto compie la tradizionale traversata da Punta Aderci al pontile di Vasto Marina.
C'è anche una galleria fotografica sul porto che fu. E' tratta dall'archivio di Francescopaolo D'Adamo.
Il 2007, anno dei naufragi. Sono le 20.30 del 10 aprile 2007, quando alla sala operativa della Ufficio circondariale marittimo di Punta Penna arriva il may-day. E' una richiesta di soccorso: una barca di 10 metri sta andando alla deriva. A bordo ci sono 6 persone, 2 di queste sono bambini. Al timone A.M., 47 anni, è nato ad Ancona, ma vive Torino di Sangro con la famiglia. Da tempo ha perso il controllo dell'imbarcazione, che è in balia di una corrente fortissima; l'unico riferimento visivo è la luce del faro. I militari della Guardia costiera raccomandano all'equipaggio di indossare i giubbotti salvagente. Poi, partono alla ricerca dei dispersi. Trascorre un'ora e la pilotina del porto di Punta Penna avvista il natante che sta finendo rapidamente a largo. La barca viene rimorchiata e tratta in salvo, scortata fin dentro il bacino portuale dalla motovedetta Cp 828. I naufraghi sono spaventati, infreddoliti, ma salvi.
Trascorrono alcune settimane. Il 6 agosto scatta il nuovo allarme. Nonostante sia piena estate, il mare è particolarmente agitato. Ma 7 persone decidono di uscire ugualmente: vogliono raggiungere le coste della Croazia su un'imbarcazione da diporto lunga 11 metri. Alle 7 del mattino, a 2 miglia da Punta Penna, il motore va in avaria. La barca è fuori controllo. Tra i membri dell'equipaggio ci sono 3 minorenni. Uno di questi comincia a sentirsi male, in preda ai conati di vomito. Dal porto escono il rimorchiatore Gatto e la motovedetta Cp 517 della Guardia costiera. Le persone vengono trasbordate e messe al sicuro. Alle 9 toccano terra.
9 marzo 2011. La sua barca di 8 metri è rimasta impigliata per 36 ore in un campo per l'allevamento delle cozze a tre miglia da Punta Penna. Lo hanno i militati della Guardia costiera di Vasto. Un uomo di 72 anni di nazionalità ucraina se l'è vista brutta a largo della costa vastese. Era in balia delle onde. Per ritrovare, raggiungere il disperso e metterlo al sicuro, è stato necessario l'ausilio di due pescherecci e una motobarca.
"Il naufrago - racconta Daniele Di Fonzo, comandante della polizia marittima - è rimasto per tutto il tempo a bordo della sua unità a fronteggiare una delle più violente mareggiate dell’anno e solo per caso è stato notato nel pomeriggio di ieri da un passante che si è insospettito nel vedere l’imbarcazione in quella posizione nonostante le pessime condizioni del tempo".
La Guardia costiera, "a causa delle pessime condizioni meteomarine ha dovuto impiegare i motopesca Luigi De Rosa e Sparviero delle flottiglie di Vasto e Termoli, nonché la motobarca Gladius, appartenente alla società Acquachiara che gestisce l’impianto di mitilicoltura.
Inoltre la motovedetta del Corpo, la CP 517, ha effettuato il coordinamento sul posto delle ricerche e delle operazioni soccorso", che "sono andate avanti dal pomeriggio di ieri fino a notte fonda con molta difficoltà a causa della completa oscurità dovuta alla concomitante situazione di luna nuova", spiega il tenente di vascello.
Michele D'Annunzio - micheledannunzio@vastoweb.com
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