Concerto di Edoardo De Angelis, 40 anni di carriera in musica
VASTO – Sabato sera concerto di Edoardo De Angelis al bar inPiazza a Vasto. Il cantautore, che celebra quest’anno i 40 anni di carriera, ha proposto al pubblico un reading-concerto, che ripercorre le tappe della mia carriera artistica, partita con la vittoria del Cantagiro Giovani nel 1971, con la canzone Lella. Non è la prima volta che De Angelis si esibisce a Vasto, infatti era già stato ospite della nostra città nel 2008, a Palazzo d’Avalos, per presentare l’ album Historias e nel 2010, con un omaggio a Sergio Endrigo. Lo incontriamo prima dello spettacolo, per farci raccontare questi suoi primi 40 anni di musica.
Come è cambiato il mondo della musica in questi 40 anni?
Nel mondo della musica è cambiato tutto, è più difficile da interpretare e da vivere. L’aspetto fondamentale che è cambiato è la comunicazione. Una volta bastava fare un Discoring, e un passaggio tv in un programma tipo Domenica In e per un anno non c’era altro da fare. Io, poi, con la mia musica, facevo 30-40 Feste dell’Unità all’anno ed ero a posto. Oggi la comunicazione si è polverizzata.
Che tipo di evoluzione ha seguito la sua musica?
Il mio percorso parte all’interno dell’industria discografica, nella Rca. Poi ho fatto diversi passaggi tra le etichette discografiche, diciamo che le ho girate un po’ tutte. Ad un certo punto, però, mi sono reso conto che il mio tipo di canzone contrastava con questo mondo. Ero un po’ a metà tra la cose commerciali e una canzone per così dire culturale. Ho così deciso di prendere una strada tutta mia. Non è stato semplice, però ci sono diversi operatori nel mondo dell’informazione, che mi hanno sempre seguito ed apprezzato ed ora con loro si è creata una speciale sintonia, in una sorta di lavoro di squadra.
Il Folkstudio rimane sicuramente una tappa fondamentale, che ha segnato la sua carriera e quella di tanti altri.
L’esperienza del Folkstudio è fatta di passaggi importanti. Inizialmente era un tempio del jazz e della musica popolare. I primi a fare cose diverse furono Luigi Grechi, per gli amici Ludwig, fratello di De Gregori ed Ernesto Bassignano. La particolarità era che la domenica pomeriggio chiunque poteva andare ed avere a disposizione lo spazio per suonare tre canzoni. Lo stesso aspirante artista capiva da sé, prima che dal giudizio dei presenti e del titolare, se la sua musica era piaciuta. Io diventai un abitueè, e ricordo bene le prime prove. Poi il Folkstudio divenne una sorta di moda ed allora arrivavano tutti. Tra i personaggi che sono passati da lì ci sono De Gregori, Dalla, Minghi, Ron, De Andrè, Guccini, tanto per citarne alcuni.
Come sono i rapporti con i suoi colleghi?
Quando si è giovani è più facile avere rapporti, perché magari si hanno degli obiettivi comuni. Negli anni 70 ci si aiutava, davvero in tutti i sensi. Poi, col tempo, questo spirito si affievolisce ed inevitabilmente ci si allontana. Però, diciamo che i rapporti dell’epoca nascevano soprattutto per delle affinità elettive, e quelli magari restano vivi. Quando ho presentato il libro per i 40 anni, oltre a Neri Marcorè, che ne ha scritto la prefazione, è venuto anche Amedeo Minghi, che è restato a lungo ed abbiamo anche improvvisato delle cose sul momento.
Ha dei rimpianti, delle occasioni perse?
Per rivedere le occasioni perse bisognerebbe cominciare dalla fine e tornare indietro. Ne potrei elencare tantissime, ma credo sia così un po’ per tutti. Sicuramente ce ne sono alcune che, ripensandole ora, lasciano un po’ stupiti. La prima, tanto per iniziare bene, fu al Cantagiro del 1971. La serata finale era in diretta televisiva, ma io, solo poche ore prima scoprii che non avrei cantato perché Lella venne bloccata dalla censura. Lo stesso anno rifiutai di scrivere il testo di quella che poi sarebbe stata Che sarà , e per altri versi, non andai a Sanremo a cantare con Dalla 4/3/1943. Può bastare? Ripeto, ce ne sono tante altre, ma poi ognuno segue un suo percorso e va bene così. Credo, però che se mi fossi dedicato di più alle mie cose, specialmente dal 73 al 76, in cui mi sono speso molto per il progetto della Schola Cantorum, ora sarei in una posizione diversa.
Giuseppe Ritucci - giusepperitucci@yahoo.it
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