Don Francesco e l'importanza della formazione dei giovani
VASTO - Oggi, 31 gennaio, la comunità salesiana è in festa per la memoria di San Giovanni Bosco, padre e maestro della gioventù. Abbiamo inncotrato il parroco e direttore della comunità Salesiana, don Francesco Pampinella, in questo giorno così importante per loro.
Sono passati quasi 130 anni dalla morte di don Bosco. Quanto è attuale ancora oggi il suo messaggio?
Credo sia attualissimo, perché al centro della missione di Don Bosco, al cuore della sua opera, ci sono i giovani. Quindi è sempre attuale perché quando si parla dei giovani si parla del presente. Si dice sempre che i giovani sono il futuro della società, ma io credo sia giusto che i giovani sono il presente. Quindi, come don Bosco ci ha insegnato, dobbiamo metterli al centro della nostra vita, spendere tutte le energie, il più possibile, per aiutarli a crescere, per farli diventare “buoni cristiani e onesti cittadini”. Sono due cose che camminano insieme.
Il periodo storico in cui ha operato Don Bosco, per certi versi, è simile a quello che stiamo vivendo ora. Lui si interessò anche di formazione, lavoro per i giovani, di sicurezza sul lavoro.
Questo ci porta ad una riflessione che dovremmo fare tutti noi adulti, sia le istituzioni civili, religiose, tutto il mondo che ruota intorno ai ragazzi. Il lavoro è una necessità per tutti, sia per gli adulti che per i giovani, ed è chiaro che questo passa anche attraverso l’istruzione. Oggi una grande difficoltà è quella dell’istruzione: perché nel percorso della formazione obbligatoria, noi abbiamo difficoltà ad accogliere i ragazzi che vogliono iscriversi al nostro Centro di Formazione professionale perché non ci sono fondi per portare avanti i corsi. Così non viene riconosciuto ai ragazzi di avere un’istruzione scolastica di base che gli spetta, perché è un loro diritto-dovere, studiare e prepararsi. Mancando questo viene a mancare un discorso lavorativo, perché le aziende hanno bisogno di giovani, formati. Quindi le aziende non possono più attingere come in passato nei nostri centri perché non c’è la possibilità di fare formazione professionale nella scuola nell’obbligo. Ed è molto grave.
Don Bosco è conosciuto a livello mondiale, ed apprezzato anche da chi non è cristiano. In cosa è la sua forza?
Credo che il segreto sia quello di aver puntato sui giovani, ma non soltanto per un discorso cristiano. Don Bosco al centro ha messo sempre la persona. In tutto il mondo i Salesiani sono presenti, e lo sono anche in quei luoghi dove non c’è presenza cristiana, perché al cuore del sistema preventivo di don Bosco ci sono i ragazzi. Don Bosco ha insegnato a noi e a quelli che collaborano con noi che educare un giovane significa dargli la possibilità di vivere bene la sua vita nella società, rispettando le regole, i valori umani. E’ chiaro che, in quei posti dove è possibile farlo, si educa attraverso l’evangelizzazione, però al centro c’è la persona, rispettandone il credo religioso. In molte case salesiane è bello vedere come al momento della preghiera serale c’è il gruppo dei cristiani che prega Gesù, il gruppo dei musulmani che prega il loro Dio, e così per gli altri. Questo è bello per il rispetto dell’altro, che è un valore fondamentale.
Il messaggio di fondo resta uguale, ma le sfide educative cambiano. Come si fa a stare al passo con i tempi?
Io credo una cosa importante, che don Bosco ha spiegato e poi scritto nella sua lettera da Roma. “Il segreto è la presenza in mezzo ai ragazzi”. La carta vincente per noi è il cortile, il luogo dove i ragazzi si divertono, giocano, dove possiamo stare in mezzo a loro. Ed è quello che suggerisco: per noi adulti è importante stare tra i giovani, per conoscerne le esigenze, le loro difficoltà, i loro bisogni. Se noi non stiamo in mezzo a loro è difficile conoscere il loro mondo. E l’aggiornamento ce lo portano i ragazzi stessi, stando in mezzo a loro, consocendoli, ci permettono continuamente di adattare il sistema educativo strada facendo, lasciando sempre come centro il messaggio di dono Bosco ma adattandosi a nuovi ragazzi, esigenze, lavorando e impegnandoci con strumenti che sono adatti oggi. I nuovi strumenti tecnologici e di comunicazione devono essere usati, ma con intelligenza, portando il messaggio di Gesù e don Bosco e sempre ricordando quello che noi siamo, senza lasciarci schiacciare o condizionare dai mezzi di comunicazione.
Ormai è qui da diversi mesi. Come sta vivendo questa realtà?
Posso riconfermare con maggior convinzione la bontà dei vastesi, l’accoglienza, il grande rispetto, per i salesiani e per i sacerdoti tutti. Questa è una cosa che mi ha colpito, il rispetto verso tutti i sacerdoti. Ma non è un rispetto per farsi vedere, ma si vede che le persone ci tengono davvero ai sacerdoti. E lo dimostrano partecipando agli appuntamenti, alle celebrazioni, essendo presenti alla vita della chiesa e della Comunità. C’è tanta gente che vive la comunità, si impegna nel lavoro e poi per i giovani, sempre con molta dedizione. Anche perché, mettendo al centro della nostra azione i ragazzi, a volte gli adulti sono un po’ sacrificati. Ma lo fanno con gioia.
Giuseppe Ritucci
Nella Galleria fotografica la celebrazione con i ragazzi dell'Oratorio - Foto di Stefano Alfieri
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