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Mercoledì 23 Maggio 2012
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Luoghi & Luoghi comuni /8: "Dove andavamo a giocare a pallone"

Luoghi & Luoghi comuni /8: "Dove andavamo a giocare a pallone"
Il campo dei Gabrielini

VASTO - Giocare a pallone. Il passatempo di tutte le generazioni nell'ottava puntata della rubrica Luoghi & Luoghi comuni. A cura di Francescopaolo D'Adamo.

Quando, in prima media (Rossetti), Gigino il bidello ci portava per l’ora di educazione fisica a giocare a pallone all’Aragona, non ci sembrava vero di poter correre in uno spazio così grande. Noi, che eravamo abituati a giocare nel cortile della Domus Pacis, dove si doveva decidere se valeva o no, lo “sbatta muro”. Noi, che eravamo abituati a giocare al campo boario o sul “mitico” campo degli ulivi, dove, quando le partite finivano, si alzavano i cori dei “vittoriosi” che intonavano: “Vi seme ‘mbuttiete, o oh o oh!”. Oppure: “olio, petrolio, saggiccia e minerale, per batter (nome della squadra) ci vuol la nazionale!”.
La città però, negli anni settanta cresceva in fretta e come i “ragazzi della via Paal”, anche noi venivamo “cacciati” dagli spazi che ci ritagliavamo nel  territorio cittadino. Nascevano così tanti campi improvvisati come quello dell’Ospedale, quello del Grattacielo, e quello di Punta Penna. In questi, le porte, come al campo Boario e agli Ulivi, consistevano in mucchietti di pietre e mattoni posti nelle dimensioni del caso e misurate a “scassi”. Il Comune all’epoca realizzò il campo della “frana”, con le porte quasi regolamentari ma con un’ampia parte fangosa (direi acquitrinosa) in ogni periodo dell’anno, dove in molti avevano paura di inseguire la palla per paura delle “sabbie mobili”. Il campo più frequentato però era il campo dei “Preti” (“lu campe di li pridde” dell’Istituto Immacolata) dove si svolgevano anche tornei e dove addirittura per qualche anno (dopo il 71) c’era “l’erbetta”. Se cadevi non tornavi a casa con le ginocchia sanguinanti  e nessuno ti diceva “mi simbre n’asena scurtuquate”.


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