Pd: posizioni distanti, ma si dialoga. Lapenna annulla il comizio di oggi
VASTO - Il primo segnale di apertura al dialogo è l'annullamento del comizio di Luciano Lapenna. Era previsto oggi alle 18, in piazza Diomede. Non si farà, perché "il sindaco di Vasto, su richiesta del segretario provinciale del Partito democratico, Camillo Di Giuseppe, del senatore Giovanni Legnini, del capogruppo in Consiglio regionale, Camillo D'Alessandro, e dopo l'invito dei presenti all'incontro di ieri sera, ha deciso di rinviare l'incontro pubblico di questa sera ad altra data", annuncia un comunicato del municipio.
Sarà il segretario provinciale dei Democratici, che è anche il commissario straordinario per il caso-Vasto (vice commissari Legnini e D'Alessandro), a dirimere la questione e a proporre una soluzione.
Le posizioni di lapenniani e fortiani rimangono molto distanti. Ma dal vertice di ieri del Partito democratico di Vasto è emersa da entrambe le parti la volontà di restare uniti. Di evitare una traumatica spaccatura che, nelle urne, potrebbe avere effetti drammatici.
Nella riunione di ieri, durata oltre quattro ore, hanno preso la parola sia Lapenna che Forte. Nessuno dei due ha fatto un passo indietro. Molino, che sostiene il presidente del Consiglio comunale, è tornato a chiedere che si vada avanti sulla strada delle primarie.
Sono anche emerse le ruggini tra i due schieramenti, con Simone Lembo che ha ricordato il ricorso presentato dai lapenniani in merito alla raccolta di firme per le primarie effettuata dal gruppo Forte-Molino.
Sulla vicenda è intervenuto anche il senatore Giovanni Legnini, della commissione di garanzia del Partito democratico, che ha invitato tutti alla calma. E a risolvere la vicenda con un accordo politico e non nelle aule giudiziarie, in cui i tempi si allungherebbero in questa delicatissima fase pre-elettorale.
Ieri. Arrivano a gruppetti. Il conclave del Pd si apre senza clamori. Tra gli schieramenti contrapposti, dopo giorni di tensioni fortissime, scappa anche qualche sorriso, figlio di una battuta che rompe il ghiaccio.
Ma i sostenitori di Lapenna e Forte entrano nella sede di piazza del Popolo intenzionati a non cedere di un millimetro.
Del resto, tutti sembrano d’accordo: “Nessuno dei due farà un passo indietro”, è l’opinione ricorrente da una parte e dall’altra. “Questo, tra l’altro, non è un organo decisionale. Quindi, toccherà al segretario provinciale fare la sintesi”, dice un fautore delle primarie e sostenitore del presidente del Consiglio comunale.
Qualcuno aspetta lungo il marciapiede di piazza Pudente, a destra rispetto alla facciata della cattedrale di San Giuseppe. Lì ci sono Lina Marchesani e Nicola Tiberio, entrambi assessori azzerati (come tutti gli altri) dalle dimissioni di Lapenna. Arrivano insieme Nicolangelo D’Adamo e Simone Lembo, consiglieri comunali. Un altro ex assessore, Domenico Molino, viene fermato in corso De Parma dalle battute salaci degli avversari berlusconiani Sigismondi, Giangiacomo e Notarangelo. Si ride. Tutti ostentano tranquillità, anche se il problema è grosso e lo sanno.
Forte entra con Camillo Di Giuseppe, segretario provinciale, Carlo Moro, coordinatore del Vastese, e Angelo Pollutri, sindaco di Cupello. Sputore, che sta dalla parte di Lapenna, accompagna, insieme a Fabio Giangiacomo, il segretario regionale Silvio Paolucci.
Dentro, quasi tutti sono già seduti. Lapenna, Coletti, Olivieri e Tiberio vicino alla parete su cui resta appesa una riproduzione del Quarto Stato, il celebre quadro di Giuseppe Pellizza da Volpedo che campeggiava in tutte le sedi dei partiti di sinistra. E in effetti quella di piazza del Popolo era la sezione dei Ds. La spaccatura è proprio lì: centristi in buona parte con Forte, riformisti in buona parte con Lapenna.
Le foto possono bastare. Dentro solo i membri del conclave. "Extra omnes", scherza Molino. Inizia il faccia a faccia.
Michele D'Annunzio - micheledannunzio@vastoweb.com
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