Merry Crisy
Il Natale e le festività connesse sono appena state archiviate e oltre al significato spirituale rimane anche qualcosa di materiale: i regali. Tutte le testate giornalistiche hanno intervistato i bimbi chiedendo loro cosa gli avesse portato Babbo Natale e loro orgogliosi hanno fatto bella mostra di bambole e videogiochi. Anche i grandi hanno avuto regali, ma non tutti sono contentissimi di quello che hanno trovato sotto l'albero. Che sia un periodo di crisi l'hanno ripetuto tutti e sotto l'albero si sono visti i frutti.
Vincenzo è stato proprio fortunato: per il suo cinquantatreesimo Natale ha ricevuto un bel licenziamento dalla sua azienda. Vedeste com'è contento lui insieme con la moglie e il figlio! Hanno passato delle feste serenissime. Il tutto è accaduto a metà dicembre ma meglio parlarne ora per non rattristare i nostri momenti di festa. “Cauto ottimismo”: lo andava predicando quello che è andato via e lo ripete anche il primo ministro attuale. Peccato che quest'ottimismo solo con manovre scuci soldi e senza la minima idea di sviluppo non può sorgere tra noi cittadini. Soprattutto da chi si ritrova a una certa età scaricato dalla proprio azienda in crisi; perché la crisi, quella reale, arriva ora.
Nello specifico non è un vero e proprio licenziamento, l'azienda non l'avrebbe potuto fare, almeno per ora. Semplicemente lo costringono a trasferirsi a Verona. Lì lavorerebbe con meno di mille euro al mese. Condizioni che con la moglie e il figlio a carico non sono sostenibili, quindi è lui che è costretto ad andarsene. Un licenziamento indotto in poche parole: l'azienda si limita a consegnarti condizioni impossibili. Ti trovi tra due fuochi: da un lato condizioni lavorative più difficili, dall'altra i conti a fine mese. É un po come quando devono trasferirti ma ti costringono ad inserire la domanda così loro se ne lavano le mani e non sono costretti a pagarti trasferte e simili. Ho constatato che anche i sindacati sono inermi a questo meccanismo. Ma loro lo sono quasi sempre. Se reggi le nuove condizioni e se non ci rimetti più di tanto allora stringi i denti e vai avanti, altrimenti sei costretto ad andare via.
Vincenzo si è sempre occupato di commerciale, da 30 anni. Di esperienza e di sacrifici è campione, ma stavolta i conti proprio non tornerebbero. Gli ho chiesto se avesse preso in considerazione l'ipotesi di trasferirsi. Mi ha risposto: “Si, ma il mio stipendio non mi permetterebbe di vivere lì e c'è il mutuo, un figlio, e mia moglie non ultima nella mia vita”.e quindi? “Laverò i piatti o quant'altro potrò fare.”
Ovviamente gli amici, i pochi che rimangono in giro in questi casi si sono mobilitati sfruttando ogni mezzo per capire se c'è la possibilità di inserirlo da qualche parte. Purtroppo l'età non gioca proprio a suo favore visto che nel nostro Paese oggi è già un'impresa per un ragazzo trovare un lavoro soddisfacente; figurarsi uno che consenta di tenere in piedi economicamente una famiglia.
Per fortuna qui si tratta di persone forti, che non hanno perso né il sorriso né la voglia di andare avanti a testa alta. Ma quanti, giovani e non, vediamo depressi per questo tipo di condizione. Meno evidente ma subdolo e letale come la peste, il disagio sociale legato alla disoccupazione è una piaga che nel nostro tempo continua a mietere innumerevoli vittime. Difficile porsi con forza di fronte all'impotenza che ti fa sentire. E' un cancro che sta falcidiando la nostra struttura sociale dall'interno facendo serpeggiare una sfiducia lancinante. Siamo una generazione malinconica alla quale si sta spegnendo ogni barlume di speranza.
In questo spazio non voglio fare appelli per questa persona e nemmeno rattristare qualcuno dopo le feste. Però il problema è grave e chi ci amministra a tutti i livelli lo ignora visto che non fa nulla per porre rimedi. Un grosso in bocca al lupo al mio amico, alla sua famiglia sorridente e a tutti quelli che si trovano in situazioni simili: che di fronte a certi drammi moderni si riesca a trovare qualcuno al proprio fianco per non rimanere soli, nel buio.
“La cosa peggiore che si può fare è lasciare l'altro uomo solo, perché prima o poi alla sua porta busserà l'ombra del grande Inquisitore”.*
*Franco Cassano – L'umiltà del male
Angelo Di Cicco
andicic@hotmail.com
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