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Tra merli e candele, il meteo contadino

Il freddo ha chiuso in casa la maggior parte dei cittadini che non hanno particolari necessità o obblighi lavorativi. Ma il freddo che ha chiuso tutti nelle proprie tane è frutto anche di un periodo a dir poco mitologico …


Fioccano infatti ancor più della neve di questi giorni i ritornelli e proverbi che avvicinano la natura e le sue manifestazioni alle credenze e tradizioni popolari.

Il tutto comincia con la triade di giorni che vanno dal 29 gennaio al 31 (anche se per qualcuno al posto del 29 c’è il 1 febbraio); i cosiddetti giorni della merla, questi secondo la tradizione sarebbero da considerare i 3 giorni più freddi di tutto l’anno.

Ma perché della merla? Ci sono varie idee su quale sia l’origine, ma stringendo al concetto principale e che quelle più in voga parlano sempre di una merla di colore bianco come la razza narrata in origine, che per un motivo o per un altro (ci sono svariate leggende al riguardo) dovette nascondersi in un comignolo riuscendo alla fine di questa tre giorni tutta nera, colore che rimase per sempre impresso sulle piume di questo uccello, di per sé da sempre appartenuto alla tradizione propiziatoria con il suo nobile canto.



Ma a conti fatti, detti e proverbi cosa propongono per questi giorni? secondo la leggenda, se i giorni della Merla sono freddi, la primavera sarà bella, se sono caldi la primavera arriverà in ritardo, e si sa che nel tempo sulle dicerie climatiche i contadini orientavano tutta la loro vitale produzione.

Di certo dobbiamo considerare che seppur le indicazioni meteo-leggendarie possano dare degli indirizzi che quasi sempre corrispondono a realtà, di contro bisogna dire che nel corso dell’anno è probabile che possano capitare giorni ben più freddi anche di questi 3 ultimi di gennaio e che dunque rimangano tali più per tradizione che per corrispondenza meteo climatica. Del resto se pensiamo ai giorni che stiamo vivendo potremo benissimo trovare corrispondenza in quanto affermato, visto il brusco calo delle temperature avute nei primi di febbraio, piuttosto che negli ultimi di gennaio.

Ma dai giorni della merla ci si ritrova immediatamente nel 2 di febbraio con il giorno della Candelora durante il quale la Chiesa cattolica celebra la presentazione al Tempio di Gesù, chiamato così perché in questo giorno si benedicono le candele.



Ed anche questo giorno ha la sua valenza meteorologica, il principale dei tanti proverbi associati a questo giorno enuncia: “Per la santa Candelora, se nevica o se plora, dell'inverno siamo fora; ma se l'è sole o solicello siamo sempre a mezzo inverno”.
A conti fatti, il senso è se il 2 di febbraio c’è brutto tempo stiamo uscendo dall’inverno, se di contro il tempo è bello siamo ancora dentro l’inverno; il collegamento alla candele ed alla festività era dato anche dall’utilizzo di queste per ingraziarsi le divinità pagane durante calamità meteorologiche o preventivamente.
Ma a questa interpretazione, ed al suo senso si associano anche interpretazioni e versioni diametralmente opposte, a seconda dell’area geografica di appartenenza!

Anche la nostra città ha la sua versione: “Cànda vé’ la Canniléure, La virnàt’ è ‘scìute féure. Arispànne la vicchia ‘štîute: La virnàte nin è ‘scîute; Cànda pòppe la vicàche, Andànn’ aèsce la virnàte”.

Traduzione: Quando viene la Candelora, l’inverno è uscito fuori. Risponde la vecchia astuta: l’inverno non è uscito fuori; quando esce la marruca allora esce l’inverno.

Il cui senso vuole letteralmente esser un invito alla cautela! E ad attender l’uscita dall’inverno in data decisamente certa: giugno!

Dunque in definitiva, tradizioni o meno, le previsioni tecnologicamente avanzate che oggi possediamo ci permettono di guardare al tempo con un maggiore potenziale previsionale, ma di contro la variabilità raggiunta negli ultimi decenni rende certamente più complessa la funzione anticipatoria classica delle tradizioni, che per secoli hanno dato riferimenti piuttosto precisi alle genti che al tempo e alle sue variazioni legavano la propria sopravvivenza e sussistenza.






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