Il bancario goleador
Quella del Mirandes, squadra di terza serie spagnola, arrivata a sorpresa in semifinale della Coppa del Re, è una storia che ha già il suo lieto fine. La compagine di Miranda de Ebro, un comune di 38.417 abitanti della comunità autonoma di Castiglia e Leon, ha battuto 2-1 nei quarti di finale l’Espanyol, la seconda squadra di Barcellona, che è quinta nella Liga. La rete, arrivata a due minuti dalla fine, è stata siglata di testa da Cesar Caneda, 32enne difensore con un passato nelle categorie superiori. Il Mirandes ha già eliminato altre due squadre della Liga: Villareal e Racing Santander.
Qualcosa di simile era già successo nel 2000 in Francia, quando il Calais, squadra amatoriale di un paese di 75.000 abitanti, arrivò in finale di Coppa di Francia al Parco dei Principi di Parigi contro il Nantes, lì dove solo due anni prima si era giocata la finale dei Mondiali. Nonostante il vantaggio iniziale arrivò la sconfitta, ma il Calais era comunque riuscito a compiere un’impresa, eliminando dei rivali ben più attrezzati come Cannes, Strasburgo e Bordeaux. Basti pensare che la finale si giocò davanti a 80.0000 spettatori, mentre il Calais ne aveva in media 300 a partita. Nonostante il successo e la visibilità ottenuta nessuno di quei dilettanti, che per lavoro facevano altro, accettò le offerte per diventare professionista.
Pablo Infante, 31 anni, è il capitano del Mirandes ed e l’uomo più rappresentativo di questa impresa, lavora in banca e per andare agli allenamenti percorre 100 chilometri al giorno. Dopo la gara di andata contro l’Espanyol non è rimasto in albergo con i compagni, ma ha viaggiato tutta la notte per 500 chilometri ed essere puntuale alle 8 al posto di lavoro.
Infante guadagna 30.000 euro l’anno e per giocare ogni partita chiede un giorno di ferie, fino ad ora ha segnato 7 gol in Coppa del Re, più di Messi e di Cristiano Ronaldo. La moglie dice che sia così innamorato del Mirandes che la prima notte di nozze non hanno consumato perché l’indomani c’era una partita importante di play off. Sembra anche che ora lo voglia qualche squadra importante.
In semifinale c’è da superare l’Athletic Bilbao e ovviamente nel piccolo stadio locale da 5.000 posti è già tutto esaurito. L’obiettivo è arrivare in finale contro Real Madrid o Barcellona, sarebbe il massimo, in fondo la favola ha già il suo lieto fine, ma perchè non renderla ancora più bella?
Qualcosa di simile era già successo nel 2000 in Francia, quando il Calais, squadra amatoriale di un paese di 75.000 abitanti, arrivò in finale di Coppa di Francia al Parco dei Principi di Parigi contro il Nantes, lì dove solo due anni prima si era giocata la finale dei Mondiali. Nonostante il vantaggio iniziale arrivò la sconfitta, ma il Calais era comunque riuscito a compiere un’impresa, eliminando dei rivali ben più attrezzati come Cannes, Strasburgo e Bordeaux. Basti pensare che la finale si giocò davanti a 80.0000 spettatori, mentre il Calais ne aveva in media 300 a partita. Nonostante il successo e la visibilità ottenuta nessuno di quei dilettanti, che per lavoro facevano altro, accettò le offerte per diventare professionista.
Pablo Infante, 31 anni, è il capitano del Mirandes ed e l’uomo più rappresentativo di questa impresa, lavora in banca e per andare agli allenamenti percorre 100 chilometri al giorno. Dopo la gara di andata contro l’Espanyol non è rimasto in albergo con i compagni, ma ha viaggiato tutta la notte per 500 chilometri ed essere puntuale alle 8 al posto di lavoro.
Infante guadagna 30.000 euro l’anno e per giocare ogni partita chiede un giorno di ferie, fino ad ora ha segnato 7 gol in Coppa del Re, più di Messi e di Cristiano Ronaldo. La moglie dice che sia così innamorato del Mirandes che la prima notte di nozze non hanno consumato perché l’indomani c’era una partita importante di play off. Sembra anche che ora lo voglia qualche squadra importante.
In semifinale c’è da superare l’Athletic Bilbao e ovviamente nel piccolo stadio locale da 5.000 posti è già tutto esaurito. L’obiettivo è arrivare in finale contro Real Madrid o Barcellona, sarebbe il massimo, in fondo la favola ha già il suo lieto fine, ma perchè non renderla ancora più bella?
Giuseppe Mancini
g.mancini@hotmail.it
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