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Il Pd avvia la conta sul caso-Del Prete, ma in tre non firmano

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VASTO – Sono 9 le firme in calce al documento con cui si chiede al sindaco di Vasto, Luciano Lapenna, di ridurre gli assessorati da 9 a 7 e si esprime una “censura” nei confronti del vice sindaco,  Nicola Del Prete.
Nel Partito democratico è iniziata la conta, dopo che il capogruppo dimissionario, Fabio Giangiacomo, ha chiesto apertamente la “testa” dell’ex segretario della Margherita, provocando un terremoto che ha portato Lapenna ad azzerare la Giunta. Il Pd vuole risolvere nel giro di pochi giorni il caso-Del Prete, che rischia di far saltare una maggioranza sempre più risicata e costretta venerdì scorso ad un rinvio strategico, causa le molte assenze, della seduta sul bilancio consuntivo.
Le posizioni cominciano a delinearsi e saranno ancora più chiare stasera, visto che il commissario cittadino del Pd, Peppino Forte, oggi pomeriggio dice di aver “intenzione di convocare per domani stesso i consiglieri comunali. E’ una questione che va risolta nel più breve tempo possibile”. Intanto, sono salite a 9 le firme sotto il testo che chiede di sottoporre la Giunta ad una “cura dimagrante” ma, di fatto, serve a dare seguito alla richiesta del capogruppo dimissionario di rimuovere Del Prete. Oltre agli stessi Forte e Giangiacomo, lo hanno sottoscritto Mario Olivieri, Antonio  Di Santo, Marisa Ulisse, Simone Lembo, Nicolangelo D’Adamo, Gianni Quagliarella e anche Ivan Aloè, uscito dal gruppo del Pd nei mesi scorsi per fondare “Uniti per Vasto” insieme all’altro dissidente, Nicola D’Adamo. Ora, Aloè sarebbe pronto a tornare sui suoi passi e rientrare in maggioranza, se passerà la linea sostenuta dal grosso dei consiglieri del partito di Franceschini.
E proprio sui numeri si gioca la partita interna ai Democratici ed il futuro dell’amministrazione Lapenna. In tre hanno redatto e sottoscritto un secondo documento, che rimette tutto nelle mani del primo cittadino: sono Alessandro La Verghetta, Giuseppe Napolitano e Giuseppe Di Paolo. Di fatto, però, è un distinguo rispetto alla posizione che si profila come preminente nel Pd. Tre consiglieri, altrettanti voti in aula.
Fino alla vigilia della seduta rinviata venerdì scorso, il centrosinistra conservava una risicata maggioranza di 17-15.  All’inizio del mandato i rapporti di forza erano di 22-9.
E’ un sentiero strettissimo in un terreno impervio, quello su cui dovrà muoversi Lapenna che, comunque vada a finire la conta interna al suo partito, deve assicurarsi almeno 16 voti (compreso il suo) in Consiglio.
Per questo, se dovesse passare da 9 a 7 assessorati, oltre a toglierne uno al Pd, potrebbe chiedere un sacrificio a Sinistra e libertà, che ha due assessori (Anna Suriani e Rocco Cerulli), ma nessun consigliere comunale.

                                                                                 Michele D’Annunzio

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