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"Azienda tessile chiude, operaie a casa, ma nessuno ne parla"

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VASTO – Un’azienda tessile si avvia alla chiusura a Monteodorisio. Una sessantina di operaie resteranno a casa. E la cosa passa completamente sotto silenzio. A squarciare il velo dell’indifferenza è un nostro affezionato lettore, Davide Delle Donne. Riportiamo di seguito la lettera che ci ha inviato.

“Mentre in questo momento i ragazzi vastesi giustamente festeggiano l’ingresso nella casa del Grande Fratello di un nostro concittadino, molti altri nostri concittadini e concittadine entrano invece nella casistica della disoccupazione e della cassa integrazione… Che questa crisi sia diversa delle precedenti per ampiezza e per gravità non è un mistero e sempre più spesso un nostro amico, la coniuge, un conoscente, un parente viene spedito a casa per mancanza di lavoro. A Monteodorisio una industria tessile presente sul mercato da oltre 20 anni ha chiuso e ora le lavoratrici (circa sessanta) si sono ritrovate a non avere più l’occupazione dalla sera alla mattina. Ora ci saranno mesi di cassa integrazione e sicuramente poi seguirà il licenziamento. Le motivazioni che portano centinaia e centinaia di piccole aziende a chiudere i battenti sono molteplici”. Delle Donne sottolinea come nel settore “tessile, anche se da anni ha pagato con stipendi netti intorno ai 650 euro, quindi ha malpagato in confronto ad altre realtà lavorative, poi non riesce a sopravvivere”

“La Resa  di queste attività – prosegue il nostro lettore – è sotto gli occhi di tutti e i colpi di maglio dell’industria tessile cinese hanno affondato definitamente la nostra industria casalinga. Perché un’azienda decide di chiudere? Perché un responsabile decide di non mandare avanti il lavoro e, addirittura, preferisce chiudere e licenziare? Il motivo e’ uno solo… il denaro che non c’è! Vedere le competenze che si sono formate con anni e anni di esperienza di tante collaboratrici dipendenti cadute ora nel più totale sconforto è triste, soprattutto perché toglie alle donne un certo potere di acquisto che avevano mensilmente. La cassa integrazione è un palliativo che non serve perché i mesi volano e il problema si ripresenterà con gli interessi e in modo più acuto. L’industria tessile è in ginocchio e quella che fino a quindici anni fa raporesentava un volano per la nostra economia non è che un ricordo sbiadito. Spero che gli ammortizzatori sociali non tardino ad arrivare, perché altrimenti i consumi saranno ancora più freddi e l’indebitamento delle famiglie interessate aumenterà in modo esponenziale”. Molte saranno “le notti insonni. La cosa che mi ha particolarmente colpito – scrive Delle Donne – è che tutto questo sia stato totalmente ignorato da stampa locale, dalle associazioni locali e dalla Confindustria, cui evidentemente la sorte di circa 60  persone rimandate a casa non importa un fico secco. A che servono se poi in momenti così delicati rimangono muti e non si attivano per poter scongiurare il danno? Ecco che torna quindi il discorso della meritocrazia… Parola troppo grossa evidentemente… in questi luoghi, però almeno una difesa d’ufficio era gradita. Ad esempio i responsabili aziendali sono stati sentiti, sono stati esortati a continuare, avete cercato di aiutare l’azienza ad uscire dal guado… macché! Si danno tanti soldi a fondo perduto per l’industria automobilistica che poi costruisce in Serbia, in Polonia ecc. e poi neanche un centesimo per la piccola industria che rappresenta la spina dorsale vera e propria dell’Italia. Ma si sa come funziona e allora è inutile combattere contro i mulini a vento ed è più conveniente chiudere e dare il benservito a tutte le collaboratrici (Operaie)”.

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