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"Destra e sinistra: molti slogan e chiacchiere, ma poche risposte"

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VASTO – Basta con la politica fatta di slogan e discussioni sulle frequentazioni di Berlusconi e Marrazzo. Si pensi ai problemi della gente e si incrementino le detrazioni fiscali a favore dei lavoratori dipendenti, colpiti pesantemente dalla crisi economica. E’ il senso della lettera aperta inviata a vastoweb.com da Emilio Di Cola, coordinatore a San Salvo di Sinistra e libertà.

“Le primarie del Partito Democratico hanno visto la netta affermazione di Pierluigi Bersani alla carica di segretario nazionale, una scelta condivisa e coraggiosa che da speranza soprattutto ai circa tre milioni di cittadini e non solo, che si sono recati alle urne domenica 25 ottobre. Da elettore di sinistra, mi piacerebbe che questo grande partito che si va ancora disegnando, sia  accompagnato nel suo percorso politico da una grande forza di SINISTRA, riformista e socialista e che abbia come obiettivo principale quello di riposizionare al centro del dibattito la vera POLITICA, quella seria e non quella gridata, quella dei contenuti e non quella del personalismo “autoritario”. Io vorrei crederci così come vorrei continuare a credere al progetto di SINISTRA E LIBERTA’, un grande progetto di donne, di uomini e di idee nuove. L’elezione di Bersani ha fatto sì però, che la mia mente e i miei pensieri facessero un salto all’indietro e mi riportassero al precedente governo Prodi, quando  furono tentati alcuni passaggi, che l’allora ministro Bersani, fece con grande senso di responsabilità e di coraggio politico. Uno tra tutti la scelta azzardata di liberalizzare alcuni enti locali (tema di Destra). Oggi invece non si fanno scelte ma proclami e sofismi, come quelli della rivalutazione del posto fisso (tema di Sinistra), spiazzando il comune elettore, soprattutto quello di centrosinistra; tutte storture politiche, queste che mi lasciano un po’ perplesso. La Politica e le sue storture inoltre hanno fatto sì che negli ultimi mesi i mass-media locali e nazionali, occupassero la maggior parte degli spazi e tutte le prime pagine di giornali con fatti lontani anni luce dai problemi della gente comune, come il Lodo Mondadori, quello Alfano, le aggressioni al Presidente della Repubblica e alla Corte Costituzionale, la D’Addario e le amiche Escort, le frequentazioni del Presidente del Consiglio e non ultimo al caso Marrazzo. Tutto legittimo e consentito perché ormai il comune lettore-telespettatore è sempre più interessato esclusivamente alla notizia spiata (ancora meglio se fatto attraverso il buco della serratura) e gli editori e i palinsesti tv, sono altresì interessati e costruiti con il solo scopo di vendere il maggior numero di copie e di scalare sempre di più la vetta dell’audience. I problemi delle lavoratrici e dei lavoratori, delle donne, dei pensionati, dei precari e delle giovani generazioni, gli scioperi legittimi dei metalmeccanici, le manifestazioni contro il razzismo e la xenofobia e quelle contro la libertà di stampa, la pericolosa e sbagliata riforma del pubblico impiego del Ministro Brunetta … ecc., sono passati tutti in secondo piano. Ancora ci si chiede: ma dove sono finiti i buoni propositi e le pompose promesse-annunci dell’ultima campagna elettorale? Ricordo ancora le gigantografie che tappezzavano i muri delle nostre città. Quella che colpiva di più era: MENO TASSE PER TUTTI.
A leggere ora i risultati di un’indagine promossa dalla Cgil e dall’Ires -Istituto di Ricerche Economiche e Sociali- si scopre che se la pressione fiscale fosse rimasta invariata dal 1980 a oggi, ogni lavoratore avrebbe in busta paga 3.215 euro netti annui in più, pari a circa 247 euro netti mensili. Potremmo tranquillamente dire che se questa pressione fosse rimasta la stessa, il salario netto mensile non sarebbe di 1.240 euro ma di 1.487 euro. Invece bisogna prendere atto che la pressione fiscale è aumentata dell’11,4% -dovuta esclusivamente a un aumento della pressione tributaria visto che quella contributiva è rimasta pressoché invariata- ed è stata esclusivamente a carico del lavoro.
Ora il compito della Politica, quella con la P maiuscola, sarebbe di capire che il Paese ha bisogno di una grande e indispensabile riforma fiscale, con un intervento immediato al sostegno dei redditi da lavoro e da pensione, con l’obiettivo strutturale di diminuire le tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati. Tutto questo va fatto per un motivo di giustizia fiscale!
Oggi invece gli attuali nostri governanti, senza spiegare poi dove si preleveranno i soldi per finanziare il nostro Sistema Sanitario, annunciano l’abolizione dell’IRAP che come proclamo può ritenersi nobile ma un tema di così grande portata e dalle mille sfaccettature non si può ridurlo ad un semplice spot elettorale. La domanda e la riflessione che vorrei sottoporre ai vostri lettori è sulla giustezza delle cose fatte. Prima di continuare a premiare le imprese  che hanno già usufruito di una serie di agevolazioni anche da governi precedenti come : la riduzione del cuneo fiscale, gli accordi separati che prevedono deroghe contrattuali, la modifica del testo sulla sicurezza, il rientro dei capitali dall’estero con il tanto decantato Scudo Fiscale (un vergognoso schiaffo ai contribuenti onesti), non sarebbe meglio alleggerire le tasse sugli stipendi dei lavoratori dipendenti e pensionati, cominciare a discutere di una reintroduzione di una sorta di patrimoniale, investire nella propensione al rilancio del consumo, migliorare gli ammortizzatori sociali e un maggior investimento alle politiche per l’infanzia e la non autosufficienza? Visto poi che la crisi economica non è ancora superata e gli effetti sull’occupazione potrebbero essere ancora più devastanti, non sarebbe meglio tentare la strada della “diversificazione” e delle cosiddette economie verdi e sostenibili?
Per eliminare inoltre quelle storture che la politica produce quotidianamente e per riavvicinare la stessa alla gente comune forse bisognerebbe attuare una lotta più dura all’evasione fiscale, ripristinando in primis la tracciabilità dei pagamenti, agire sulle rendite e sulle grandi ricchezze aumentando il livello della tassazione e istituendo un’imposta di solidarietà sulla base del modello francese, rendere strutturale la detassazione sul secondo livello della contrattazione e non ultimo riformare l’IRPEF, riducendo la prima aliquota e incrementando le detrazioni sui redditi da lavoro dipendente. Questa tassa va riformata! Nata con la riforma del 1971 come imposta sul reddito, è andata sempre più configurandosi come un contributo che grava esclusivamente e nella quasi sua totalità sulle retribuzioni dei lavoratori e pensionati. I temi trattati sono molteplici, ma il comune cittadino li vorrebbe sottoporre quotidianamente a chi oggi governa il potere e dunque, qualcuno per mestiere dovrebbe occuparsene …..
E’ forse chiedere troppo?”.

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