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Il "Premio nazionale Histonium" ricorda la poetessa Alda Merini

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VASTO – Un ricordo della poetessa Alda Merini, scomparsa ieri, ci è stato inviato dal direttivo del Premio nazionale Histonium. Lo pubblichiamo integralmente:

“Profondo dolore ha procurato tra il Direttivo e i soci dell’Associazione
Culturale “Premio Nazionale Histonium” la morte di Alda Merini, considerata una delle più grandi poetesse del Novecento. A lei era stato assegnato dal Comitato organizzatore nel 2007 il “Premio Cultura” con la seguente motivazione: “Profonda interprete del nostro tempo, voce poetica di intensa emotività, continua, nel panorama della letteratura contemporanea, a regalare ai numerosi lettori testi incisivi, nei quali la memoria si fa evocazione struggente e drammatica e l’intreccio dei temi, solcati da ombre e luci e dalla devastante esperienza della follia, viene amalgamato attraverso una notevole concentrazione stilistica e una ricca uniformità percettiva”. Il giorno della premiazione la Merini non aveva potuto raggiungere Vasto, perché ammalata. Il prof. Luigi Medea, segretario generale del Premio, la raggiunse telefonicamente e le lesse la motivazione. Lei si commosse, raccontando, poi, al prof. Medea le sofferenze subite nei manicomi e parlando del momento di prostrazione psicologica, che stava vivendo, in seguito alla notizia della morte di una sua amica.
Dettò, quindi, per telefono due messaggi. Il primo è stato per la città del
Vasto: “Sono felice del Premio Histonium che mi è stato assegnato come segno di stima e di amicizia. L’uomo, il poeta, non sarebbe nulla senza l’amore. Ringrazio l’organizzazione e l’intera città del Vasto, che hanno accolto la mia voce senza durezza di cuore e con la semplicità di chi vince ogni paura”.
Il secondo messaggio è stato per gli studenti vastesi, che lei avrebbe dovuto incontrare per una conferenza sulla poesia: “Cari ragazzi, sono stata giovane anch’io, innamorata della poesia. Ma per avere il libro del mio primo maestro Rainer Maria Rilke, vi confesso che l’ho dovuto rubare. Era tanta la nostra povertà allora che un libro per il poeta poteva diventare un vangelo. Su questa religiosità poetica si è impostata la mia vita. Vi assicuro che niente mi ha più appagato della mia famiglia e dell’amore per i miei figli. Diceva Padre David Maria Turoldo: “Non abbiate paura di amare e non abbiate paura del dolore”. Soprattutto il dolore vi porga le armi del carattere, con le quali vincerete ogni battaglia, compresa quella contro le vostre sensazioni. Siate presenti a voi stessi e fate della poesia il vostro pane quotidiano”.

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