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Riportare l'ateneo in città: nasce il comitato "Pro Università"

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VASTO – “Sviluppare un progetto atto a riportare l’università nella nostra città”. E’ questo l’intento che si pone il comitato Pro Università che si è costituito il 7 novembre a Vasto. Il progetto del comitato vede il coinvolgimento di enti interessati e di atenei italiani ed europei “attraverso l’istituzione di tavoli di trattativa. Tra le iniziative per conseguire lo scopo – continua il presidente del comitato, Giuseppe La Rana – anche la promozione di dibattiti e convegni volti alla sensibilizzazione della cooperazione tra enti pubblici e privati. Il comitato al suo atto costitutivo conta già alcune decine di adesioni e vanta un direttivo composto da otto membri elettivi. E’ un impegno che portiamo avanti silenziosamente da quest’estate – ha continuato La Rana – riteniamo che il nostro progetto, per decollare, ha necessariamente bisogno della sinergia tra pubblico e privato. Sono attualmente in corso tavoli di trattativa con alcune università, enti pubblici, associazioni di categoria e grandi aziende, che ci vedono impegnati, come comitato, sul triplice fronte della promozione del territorio, della cultura universitaria e della ricerca di risorse economiche”.

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Il parere di Massimo Desiati – Riportare l’Università a Vasto. Fare in modo che la città, a distanza di 8 anni, torni ad essere sede di un corso universitario, come quello per traduttori e interpreti soppresso nel 2001 perché il Comune non pagava i debiti nei confronti dell’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara. La proposta è dell’ex assessore regionale Massimo Desiati: “Nel 2001, l’Università andava via da Vasto perché l’amministrazione comunale non poteva far fronte ai propri impegni finanziari e logistici. Gli oneri assunti nei confronti della D’Annunzio non potevano essere soddisfatti: erano insostenibili! Cinquecento-seicento milioni di lire, oltre a servizi logistici e personale; obblighi – scrive Desiati – verosimilmente non affrontabili dal nostro Comune. Ed infatti tali somme non furono mai pagate. Anni di morosità. La D’Annunzio pretendeva il pattuito e il Comune non poteva pagare. Nel luglio del 2001, l’Università andava via. Non si fidava più. Servì a poco l’impegno della nuova amministrazione, insediatasi a fine maggio dello stesso anno. Le nuove proposte avanzate dal Comune, questa volta credibili, prevedevano: 200 milioni l’anno, sede del Segretariato nel Palazzo Mattioli, Campus nella struttura di via Madonna dell’Asilo, 100 milioni l’anno per il Centro europeo di studi rossettiani, affidato alla gestione dell’Università stessa”. Il Centro è stato, poi, istituito nel 2008 con il voto unanime del Consiglio comunale e la sede a Casa Rossetti. Presidente è Gianni Oliva, docente della D’Annunzio. I rapporti con l’ateneo sono stati, dunque, riallacciati. Desiati chiede che si faccia di più: “La D’Annunzio – sottolinea – non è l’unica Università esistente ed il Comune potrebbe non essere l’unico ente, tra quelli pubblici e quelli privati, interessato alla prospettiva, ma occorre crederci. E’ Vasto – conclude l’ex assessore regionale – che deve credere in se stessa ed alle proprie potenzialità, scrollandosi di dosso l’apatia, e poi il personalismo, la superbia, la saccenteria e la mediocrità del proprio modo di interpretare la politica”.

micheledannunzio@vastoweb.com

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