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Cava di sabbia davanti a Punta Aderci: si mobilitano gli ambientalisti

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VASTO – Intanto, presenteranno delle osservazioni: proposte di modifica al progetto di realizzare una cava di sabbia nel mare antistante la riserva di Punta Aderci. Poi, “nei prossimi giorni, programmeremo le iniziative, dopo aver letto la relazione completa del progetto”, spiega Lino Salvatorelli, presidente dell’Arci di Vasto. Le associazioni ambientaliste si sono ritrovate stamani in un’affollata conferenza tenutasi al bar In Piazza. C’erano rappresentanti di Wwf, Amici di Punta Aderci, Arci, Fare Verde, Porta Nuova, Legambiente e Cai. Hanno ascoltato la relazione del professor Francesco Stoppa, docente dell’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara, che ha fornito dati allarmanti e detto no alla cava in cui si dovrà estrarre sabbia per il ripascimento delle spiagge abruzzesi ridotte ai minimi termini a causa dell’erosione. Nel mirino il progetto Si.co.Ra della Regione Abruzzo: almeno un milione di metri cubi da estrarre davanti all’area protetta. Presenti, tra il pubblico, anche alcuni tecnici che hanno lavorato al Si.co.Ra. Ne è nato un dibattito imprevisto.

La relazione dell’esperto. Stoppa ha parlato chiaramente di “distruzione del territorio”. I lavori di ripascimento (cioè togliere la sabbia dai fondali marini di Vasto e Ortona per ripristinare le spiagge erose di Casalbordino, Martinsicuro, Roseto e della stessa Ortona) costeranno “400 euro per ognuna delle 400mila persone che vivono sulla costa abruzzese”, su un totale di 1 milione 340mila residenti in tutta la regione. “Dal 2005 – ha spiegato il docente universitario – si sono verificati problemi sul litorale vastese”, come dimostra il crollo in acqua della parte terminale di uno dei promontori della riserva. “Di qui, l’arretramento della ferrovia”, perché “è stato modificato l’equilibrio naturale”, ingaggiando “un braccio di ferro con la natura. Sono state eliminate – ha sottolineato Stoppa – lagune e barriere costiere, cementificati gli alvei e costruiti edifici sulla spiaggia e sul retro spiaggia, moltiplicati i moli e le banchine in acqua” e condotta un’intensa attività “di estrazione di idrocarburi”. L’installazione della cava comporterà “danni alle praterie sommerse” e nella buca creata dalle escavazioni “verrà risucchiata la spazzatura presente in mare”. Col ripascimento “facciamo bene in un punto e male in un altro”, ha sostenuto Stoppa, scettico anche sugli effetti del ripascimento: “Dopo un anno si ritroveranno punto e daccapo”. Michele Celenza, dell’associazione civica Porta Nuova, ha fornito alcune cifre tratte dai documenti del progetto: “Verrà estratta sabbia dal porto di Punta Penna fino a oltre Punta Aderci, in un fondale di 7 metri. E’ normale che si scavi così vicino alla costa?”. Stefano Taglioli, della Cogecstre, la cooperativa che gestisce la riserva, ha aggiunto: “Il fondale di 7 metri è quello che troviamo davanti al terzo trabocco ci Punta Penna, dove portiamo le scolaresche”. 

Scenari preoccupanti. “Nel Seicento – ha raccontato Stoppa – la costa abruzzese fu travolta da uno Tsunami: il mare arrivò fino a 3 chilometri all’interno. Se noi violiamo l’equilibrio naturale, la natura lo ricrea, anche estinguendo la nostra specie”.

Il dibattito. Presenti anche alcuni tecnici che lavorano al Si.co.Ra. “Perché – ha detto l’ingegner Pesce – nessuna associazione ambientalista è intervenuta alla conferenza di servizi? La vostra è una bella sabbia”, ha ammesso, precisando che “abbiamo realizzato filmati con l’area in cui verrà estratta la sabbia: ci sono rimasugli di vongole, residuo dell’attività delle vongolare”.

“E’ mai possibile – ha ribattuto il sindaco di Vasto, Luciano Lapenna – che in tutta la costa abruzzese si individuino per queste attività le aree di maggior pregio? Se il progetto va avanti, andremo avanti anche noi per opporci. Mi auguro possa esserci un ripensamento da parte della Regione”.

micheledannunzio@vastoweb.com

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