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Un lettore: "Alla conferenza sul clima si parli anche di alimentazione"

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VASTO – Da un nostro lettore, Michele Marchese, riceviamo e pubblichiamo alcune riflessioni sulla conferenza di Copenhagen sul clima.

“Le risoluzioni che verranno adottate nel grande palcoscenico di Copenhagen riguarderanno soprattutto le tematiche ambientali, le quali ovviamente ricadranno anche sul nostro vivere quotidiano.
Le tematiche ambientali ne possono in qualche modo spiegare anche altre strettamente collegate ad essa. Infatti potremmo dire che il ciclo alimentare dipende moltissimo dalle condizioni ambientali.
Prima di spiegare quest’ultima affermazione vorrei soffermarmi su un concetto, quello relativo alle strategie riproduttive utilizzate dagli organismi viventi: esse sono essenzialmente due, la “R” e la “K”. Con la “R” , le specie mantengono integra la sopravvivenza nel tempo attraverso il “concepimento” di molti “figli”, e questo è il caso delle piante. Diversamente le specie che utilizzano la “K”, ad es. i Mammiferi (incluso l’uomo), mantengono la specie attraverso uno o pochi figli.
Dopo questa scarna introduzione, riesce molto facile capire che le condizioni ambientali influenzano molto il mantenimento delle specie, per quale motivo? Sappiamo bene che la popolazione mondiale consuma essenzialmente i frutti di tre piante, tutte e tre appartenenti alla stessa famiglia, quella delle Graminacee: grano (utilizzato nel Nord del Mondo), riso (utilizzato in Oriente), mais (consumato essenzialmente in America Latina). Queste graminacee si riproducono (in maniera generale) attorno ai 18° C …se (come sta avvenendo) la temperatura dovesse aumentare anche di pochi gradi centigradi, queste specie arresterebbero la loro riproduzione causando una vera e propria “bomba ecologica”, in quanto scomparirebbero. Ciò causerebbe un danno anche per le popolazioni che ne fanno uso: queste popolazioni vedrebbero scomparire la loro prima fonte di sostentamento alimentare!
Ecco, dunque, che il “grande caldo” va irrimediabilmente evitato. Le conseguenze potrebbero essere catastrofiche per l’intero panorama ecologico della Terra”.

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