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Riflessioni tra realtà e romanzo ne "Il mistero di Jack the Ripper"

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VASTO – Mancano poco più di ventiquattr’ore alla Notte santa e molti mancano ancora all’appello. Il tradizionale e fugace rientro, soprattutto di ragazze e ragazzi che vivono lontani da Vasto, è impedito dalla paralisi del traffico ferroviario. Treni che non partono, e se partono si rischia di giungere a destinazione per Santo Stefano se va bene.
Anche per questo le serate natalizie passate a girar per locali affollati, già compromesse dalla crisi e dalle altre carenze, rischiano di trasformarsi in passeggiate tra le strade buie di una città semideserta. Allora non ci resta che lasciare libera la fantasia e immaginare di trovarsi in un luogo da brivido, popolato di strani rumori nel buio, ammantato da un mistero mai svelato.
Il noir non è certo una passione di chi scrive ma, visto lo scenario, proviamo a riportare alla luce una delle vicende più intricate della storia del crimine. Nel dicembre del 1888 Londra si era appena liberata senza saperlo da un incubo.
Jack lo Squartatore – nomignolo quanto mai appropriato per un macellaio di quella specie – , il “mostro” senza volto che in quattro mesi aveva massacrato almeno cinque prostitute nel sordido quartiere di Whitechapel, svaniva per sempre, portando con sé il mistero della sua identità.
Si dice che non si volle andare fino in fondo, visto l’imbarazzo delle autorità circa le voci incontrollate che giravano sul vero volto del serial killer…qualcuno molto importante; addirittura molto vicino alla Famiglia reale. Le migliaia di lettere arrivate agli inquirenti crearono un groviglio di congetture e, anche se qualcuna di queste avrebbe potuto risolvere il caso, destino volle che la giusta missiva rimanesse sepolta tra le altre per più di un secolo; alimentando così il mito dello squartatore. Dopo circa un secolo – sul finire degli anni ’80 – James Swanson, pronipote dell’ispettore capo di Scotland Yard Donald Swanson, che ha suo tempo aveva investigato su Jack the Ripper, trovò un appunto a mano dell’avo dentro una copia delle memorie di sir Robert Anderson, capo del dipartimento investigativo di Scotland Yard per cui lavorava Swanson.

Nello scritto l’ispettore capo sosteneva che il mostro di Whitechapel “era sicuramente un ebreo polacco”, un certo Aaron Kozminski, artigiano, abitante con il fratello in Commercial Street, proprio nel malfamato quartiere di Whitechapel. Questo Kozminski, che per Swanson era impazzito a forza di “indulgere in vizi solitari”, era stato riconosciuto da un altro semita che tuttavia, per solidarietà, aveva rifiutato di testimoniare davanti agli inquirenti. Swanson scrisse che Kozminski “venne identificato alla Seaside Home – una delle sedi della polizia –  dove lo avevano mandato per il confronto. Sapeva di essere riconosciuto, e da quel momento non ci furono più prostitute assassinate a Londra. Dopo un brevissimo periodo, venne spedito con le mani legate dietro la schiena alla Stepney Workhouse – un ricovero per alienati – e poi nel manicomio di Colney Hatch, dove morì poco dopo”. In realtà, pare risulti dagli archivi che Kozminski in quel manicomio ci sia finito solo nel 1891 – tre anni dopo i delitti – e lì sia morto nel 1919; ventotto anni dopo il ricovero coatto. Altri dubbi sulla verità rivelata da Swanson vengono dal fatto che questi appunti furono annotati nell’anno in cui furono pubblicate le memorie di sir Anderson, a quasi vent’anni dai delitti.
E se l’ispettore capo avesse voluto ricordare, neanche tanto lucidamente, una delle ipotesi sull’identità dell’assassino? Sono allora degne d’attenzione le ipotesi sull’identità di Jack the Ripper che si fecero all’epoca dei fatti? Se il colpevole non fosse Kozmiski, potrebbe essere stato davvero uno dei “sospettati” di quei giorni agitati e confusi? Forse il duca Alberto di Clarence, erede al trono d’Inghilterra – stroncato da una misteriosa malattia nel 1892 – oppure il medico Montague John Druitt, suicida nel Tamigi nello stesso inverno del 1888 e spesso indicato come il vero e solo Squartatore?

Benito Mascitti

http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/00author/benito-mascitti/

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