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Stefano Scopa: "Se un film sugli alieni scatena una battaglia politica"

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VASTO – Anche un film può essere motivo di aspre polemiche politiche. E’ la riflessione di Stefano Scopa, studente della IV^ A del Liceo scientifico tecnologico Mattei di Vasto. Pubblichiamo il suo articolo scritto per Buona la prima, il giornale della scuola:
“Con la meraviglia di un pubblico ancora inesperto e inconsapevole di quanto il progresso tecnologico abbia potuto perfezionare la qualità di un film che conquista la tridimensionalità, divenendo praticamente materializzazione reale della storia davanti ai nostri occhi, in questi giorni, nelle sale cinematografiche del mondo, viene proiettato il film più discusso degli ultimi anni: Avatar. Nuovi strumenti per la sua realizzazione, tempi di meditazione della trama e di produzione molto prolungati  e, sicuramente, il marchio impresso dal regista James Cameron fanno pensare ad Avatar come al primo grande kolossal in 3D destinato anche a sormontare la vetta raggiunta da altri capolavori del regista americano (non si può non citare il celebre Titanic). La storia fantascientifica cela dietro sé tematiche molto attuali e di spessore. Tutta la vicenda, denaturata del suo significato superficiale, ruota attorno alle risorse energetiche fautrici di un conflitto interplanetario su riflesso delle ultime guerre circoscritte al pianeta terra. Uno sviluppo sostenibile per il nostro pianeta, che da anni è l’obiettivo di tante battaglie ecologiche, è armoniosamente ottenuto dagli abitanti di Pandora, presentati come selvaggi e tecnologicamente inferiori. Anche l’aspetto ideologico della superbia di un popolo che si crede superiore ad un altro, e per questo si ritiene giustificato a poterlo dominare, trova parecchi riflessi nella realtà contemporanea (guerra in Iraq, antisemitismo, razzismo). Il regista propone un percorso di formazione attraverso cui il protagonista capisce il ristretto limite dei suoi valori e si schiera a favore della tolleranza e del rispetto. Egli incarna l’eroe epico narrativo ed ha il compito, attraverso la sua esperienza, di coinvolgere  e sensibilizzare  tutto il pubblico. Cameron, mascherando il suo lungometraggio come un’affascinante ed avventurosa battaglia interstellare,  intende proporre un film impegnato alternativo che, tra la meraviglia del 3D e la curiosità della critica, possa attirare molti spettatori, instillando però nella loro testa una riflessione. Ma il neo mito del cinema contemporaneo fa parlare di sé, oltre che per il suo valore cinematografico indiscutibile, anche per le numerose polemiche che ha suscitato in persone importanti, soprattutto esponenti della politica, pungolati dai suoi messaggi subliminari. In Cina il film, che sarebbe dovuto rimanere nelle sale fino alla fine delle ferie del capodanno locale, è stato ritirato dopo solo alcuni giorni di proiezione. Il motivo più plausibile, escludendo l’allusione  a contenuti violenti e scene sensuali giudicate poco educative, sembra essere l’affinità della lotta che i protagonisti del film ingaggiano per difendere la loro terra e la loro cultura con la resistenza che uiguri e tibetani portano avanti contro il regime cinese, che da decenni lavora per lo sterminio di queste popolazioni e la cancellazione progressiva della loro lingua e della loro cultura. In America, naturalmente, la lunga coda di paglia dei sostenitori della politica estera dell’ex presidente Bush, delle guerre per le risorse energetiche e delle spregiudicate tecniche inquinanti della nazione, che nel ’92 rinunciò al protocollo di Kyoto, è finita sotto i piedi di Cameron. Anche il presidente Obama è stato aspramente criticato dai suoi oppositori per aver portato le sue figlie a vedere il film, che non a caso lì è vietato ai minori di 13 anni, e hanno cercato in tutti i modi di svalutare la cruenta guerriglia agli occhi dell’opinione collettiva. Probabilmente Cameron, nel lungo periodo in cui ha lavorato alla realizzazione di Avatar, è stato costretto a proporre degli alieni con la pelle blu e le orecchie a punta; altrimenti questi sarebbero stati troppo simili a quanti sono sottoposti alle limitazioni e ai soprusi del potere sul nostro pianeta e il film sarebbe stato giudicato, pertanto, poco creativo e originale”.

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