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Abbatte oltre 500 alberi protetti, denunciato pensionato vastese

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VASTO – Cinquecento alberi abbattuti in zona protetta. E’ lo scenario che si sono trovati davanti gli uomini del Corpo forestale dello Stato intervenendo in un bosco di Tufillo. Con l’accusa di abbattimento abusivo di piante d’alto fusto, gli agenti della Stazione di Gissi hanno denunciato un pensionato vastese, I.R.G., 72 anni, “ritenendolo responsabile – spiegano gli investigatori – del taglio abusivo di una porzione di bosco privato in località Pietra Grossa di Tufillo, con rilevante incidenza paesaggistico-ambientale, in assenza del nulla-osta forestale e della preventiva autorizzazione regionale, ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio. L’indagato, infatti, nei giorni precedenti aveva eseguito dei lavori di taglio non autorizzati di un terreno boscato, governato ad alto fusto, costituito principalmente da Roverella e Carpino nero. Al fine di verificare l’entità degli illeciti, sono stati compiuti anche alcuni accertamenti tecnici (dendrometrici, fotografici e planimetrici con utilizzo di Gps), alla presenza dell’indagato, ancora sul posto per eseguire le operazioni di esbosco del legname, unitamente a tre stranieri. È risultato che, su una superficie boscata di quasi 2mila metri quadri – raccontano gli agenti della Forestale – sono state abbattute oltre 500 piante d’alto fusto di Roverella e Carpino nero, di cui quasi 70 non avrebbero potuto essere tagliate affatto, secondo le normali tecniche selvicolturali. Infatti, è stato riscontrato che i lavori abusivi di taglio, oltre ad essere strati eseguiti su un’area sottoposta a tutela paesaggistica non sono risultati nemmeno di tipo manutentivo, ma sono consistiti in una conversione di un bosco d’alto fusto in un bosco governato a ceduo (cioè sottoposto periodicamente a taglio, n.d.r.), operazione tassativamente vietata dalla legge”. Nei confronti del pensionato sono state elevate anche alcune pesanti contravvenzioni. “Questo tipo di reato – commenta il comandante provinciale, Nevio Savini – negli ultimi anni era quasi scomparso dalle cronache; forse anche a causa della recente congiuntura economica, alcune persone sono spinte a risparmiare sull’approvvigionamento della legna da ardere, approfittando invece dei boschi demaniali o privati presenti nelle vicinanze. Tale attività, però, oltre a configurare eventuali illeciti di natura ambientale, più o meno gravi a seconda che il bosco ricada anche in un’area protetta da leggi regionali, nazionali o internazionali, può integrare il più grave delitto di furto aggravato”.

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