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Lo studio di Nicola D'Adamo: "Ecco i tre tipi di dialetto vastese"

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VASTO – Da Nicola D’Adamo, consigliere comunale di Alleanza per l’Italia, riceviamo e pubblichiamo un’interessante disamina dell’evoluzione del dialetto vastese:

Gli studiosi di dialetto spesso fanno grandi discussioni su come si scrive il dialetto Vastese.
Per tale operazione, io che mi ritengo uno degli ultimi native speaker ho scelto la mia strada.
Innanzitutto ho chiarito a me stesso cosa si intende per “Dialetto Vastese”, datosi che c’è il “Vastese puro”, il “Vastese ripulito”, il “Vastese ripulito moderno”.
Sono tre codici espressivi diversi, tre “lingue” strutturate in modo completamente diverso l’una dall’altra.

Infatti per VASTESE PURO io intendo il dialetto usato dai nostri genitori (quello usato dal poeta Luigi Anelli ad inizio ‘900, con le successive trasformazioni fino ad oggi);

per VASTESE RIPULITO il dialetto ingentilito usato dalla mia generazione nel dopoguerra (perchè non si doveva parlare “lu dialette sguajjate”);

ed infine per VASTESE RIPULITO MODERNO – sorto nell’ultimo ventennio – intendo un nuovo linguaggio che parlano i nostri figli, nato dalla fusione del Vastese Ripulito con i dialetti dell’Alto Vastese e Basso Chietino.
Io non parlo quest’ultima varietà di dialetto. Parlo il Vastese Puro e il Vastese Ripulito. Se devo scrivere, uso il Vastese Puro.
Ma il Vastese Puro è quello usato da Luigi Anelli un secolo fa o quello parlato oggi? Io dico che è quello di oggi: una varietà linguistica che partendo dal dialetto di Anelli nel corso di un secolo ha subito diverse trasformazioni. E se io scrivo oggi sono obbligato a registrare tutti i cambiamenti che si sono verificati nel corso del tempo. Dopotutto: gli scrittori moderni usano la lingua di Dante Petrarca e Boccaccio o la lingua che si parla oggi ? Non vedo per quale motivo non si debba fare la stessa cosa per il nostro dialetto.
Per cui quatréine (quattrini), io lo scrivo con quatréne; cheuse (cosa) lo scrivo con chése e così via.
Il punto su cui voglio focalizzare l’attenzione degli amici studiosi è che le lingue sono di due categorie: “viventi” o “morte”. Solo quelle morte (latino, greco ecc.) hanno le regole cristallizzate. Quelle “viventi” sono in continua trasformazione e chi le parla usa la varietà di quella lingua in quel momento. Se oggi rinascesse a Vasto un poeta dialettale di altissimo livello sarebbe obbligato ad usare la lingua di Anelli o potrebbe usare il Vastese Puro che si parla oggi?
Io ho optato per la seconda soluzione. Ma il dibattito è aperto.

Nicola D’Adamo

 

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