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Le cinque questioni ambientali che decidono il futuro della città

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VASTO – Cinque questioni ambientali da risolvere. Altrettante scelte da compiere. Con ricadute importanti sul futuro di Vasto e del Vastese. Rifiuti, petrolio, nucleare, scorie nucleari e porto. C’è un’agenda tutta vastese delle problematiche legate alla tutela del paesaggio e dell’aria che respiriamo.

Rifiuti. La domanda è: come smaltirli? Se è stata superata la fase critica dell’autunno scorso, quando gli effetti della chiusura della discarica di Cupello avevano portato a sfiorare l’emergenza, è altrettanto vero che torna a riproporsi l’interrogativo su cosa fare di quella parte di immondizia che non può essere riciclata in compost (fertilizzate agricolo ottenuto dalla frazione umida del pattume). Il sindaco di Cupello, Angelo Pollutri, è stato chiaro: bisogna costruire un termovalorizzatore, ossia un inceneritore a recupero energetico che bruci rifiuti per generare, attraverso una grande caldaia contenente acqua, vapore destinato a produrre energia elettrica. E qui nasce la seconda domanda: quale sarà il potenziale inquinante dei fumi prodotti dalla combustione?

Petrolio. Pozzi petroliferi potrebbero tornare a spuntare nel prossimo futuro davanti alla costa di tutto l’Abruzzo. E, naturalmente, anche davanti al litorale vastese, dove ci sono la riserva naturale di Punta Aderci e le dune di Vasto Marina tutelate dall’Unione europea. Senza contare che tutti i 16 chilometri della costa di Vasto e i circa 3 di San Salvo saranno inglobati nel Parco nazionale della Costa teatina, già istituito con legge nazionale, ma con i perimetri ancora da stabilire, presupposto fondamentale perché non rimanga solo sulla carta. Ma sulle nuove trivellazioni la decisione spetta al Governo nazionale. E potrebbe passare sopra la testa della popolazione locale.

Nucleare. Nei giorni scorsi, Antonio Di Pietro, leader nazionale dell’Italia dei valori, è tornato a parlare di centrali nucleari, sostenendo che non c’è solo Termoli tra i possibili siti destinati ad accogliere gli impianti voluti dal Governo, ma anche Casalbordino. Chiodi dice di no, smentendo la notizia. In assenza di notizie certe da Roma, non si può abbassare la guardia.

Scorie. Non si può abbassare la guardia, anche perché Termoli non è poi così lontana e il rischio concreto è che le scorie nucleari di un’eventuale centrale nel vicino Molise possano essere stoccate nel Vastese.

Porto. La questione è aperta da almeno 3 anni. Da quando è stato presentato dal consorzio industriale e condiviso a larga maggioranza dal Consiglio comunale il nuovo Piano regolatore del porto di Vasto, che prevede l’ampliamento tramite la costruzione di un secondo bacino in continuità con quello esistente. Gli ambientalisti dicono “no”, perché ritengono che la futura struttura possa deviare le correnti marine e incidere sull’ecosistema, oltre a produrre un incremento dei traffici di navi e mezzi pesanti a due passi dalla riserva naturale di Punta Aderci.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

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