vastoweb.com - Portale di informazione su Vasto e Abruzzo. Commercio, Servizi, Turismo.

Mondiali: Casa Azzurri, cresce l'attesa per l'esordio della Nazionale

Più informazioni su

JOHANNESBURG – Il lungo viaggio prima di arrivare alla meta chiamata Johannesburg è stato come prevedibile lungo, ma ricco di incontri, a dimostrazione dell’importanza che un Mondiale può avere non solo dal punto di vista sportivo, ma anche sociale. Cosa che non scopriamo di certo adesso. Quel che più fa impressione, cercando di non cadere nella retorica, è il trovarsi in mezzo a quel miscuglio colorato di persone provenienti da ogni parte del mondo che si è unita sulla tratta che portava a Johannesburg. Certo, c’era anche qualcuno a cui non interessava assolutamente nulla, ma la maggior parte andava lì, dove andavo anche io. Quel miscuglio fa un effetto diverso da quando lo vedi in televisione, quando capisci di farne parte anche tu, trasmette sensazioni di globalità. Quelli con la mia stessa meta si riconoscevano facilmente, dalle maglie, ognuno indossava orgoglioso i suoi colori, ostentando anche una certa convinzione: messicani,  giapponesi, coreani, australiani, inglesi, spagnoli e americani, questi ultimi forse i più convinti e ormai sempre più appassionati al calcio, il che è quasi sorprendente se si considera che appena qualche anno fa, per loro era inconcepibile un gioco che si facesse solo con i piedi.  Appena arrivato ho percepito frenesia oltre alla classica aria di attesa che precede il grande evento, quello che offrirà ad un Paese, che in alcuni casi vive in estrema povertà,  anche la possibilità di risalire economicamente. La paura principale è una sola, che finito il Mondiale, spenta la giostra ci si dimentichi di loro, glielo si legge in faccia quando arrivi, appena ti salutano, come a dire: “benvenuto, ti troverai bene, ma non ti dimenticare di noi”, anche per quanto visto fino ad ora lo stereotipo dell’Africa triste e desolata, quella dei film per intenderci, non si è ancora notato. Arrivato a Casa Azzurri, in quello che durante l’anno è un college che ospita gli studenti, mi accoglie Nino, almeno così lo chiamano, è sudafricano, ma suo papà è toscano. Qui ho trovato l’atmosfera tipica dell’Italia: il rumore, la voglia di fare festa e stare insieme, tutte quelle cose a cui probabilmente fai più caso quando sei all’estero, oltre alla gentilezza e alla disponibilità.  In quella che dal 9 giugno è anche un po’ casa mia non manca niente, la Figc e l’organizzazione hanno pensato a tutto: ristorante, bar, musica, intrattenimento, media centre, la sala stampa e quella per le conferenze, gli uffici degli sponsor, qualche personaggio famoso e tanti giornalisti delle testate più disparate, dai colossi della comunicazione al web, già al lavoro per raccontare l’evento, ognuno con il proprio stile. Il Mondiale è alle porte e nessuno vuol farsi trovare impreparato.

Giuseppe Mancini

Nella Galleria Fografica le foto di Casa Azzurri


Più informazioni su