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Pareggio dell'Italia nella seconda partita, tifosi delusi e amareggiati

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JOHANNESBURG – 354 km, la distanza che separa Johannesburg da Nelspruit, un viaggio nel cuore del Sudafrica, tra strade trafficate, autostrade senza divisore e paesaggi belli, ma sempre poco popolati. In 3 ore e mezza siamo a destinazione, lo stadio Mbombela, che mi hanno spiegato vuol dire tante persone in un piccolo spazio, si vede subito dalla superstrada ed è facilmente raggiungibile. Non è grandissimo, all’incirca 45000 posti, all’inglese, con i seggiolini subito a ridosso del campo. La giornata è delle migliori, soleggiata, si sta bene. Il tifo quello solito, un grande miscuglio proveniente da più parti, tanti tifosi, o meglio dire simpatizzanti italiani, più quelli delle altre squadre. Dietro di me siede un simpatico signore argentino con la maglia di Lionel Messi, mi racconta che è qui perché gli piace il calcio, di qualsiasi squadra si tratti, appena possibile viene a vedere le partite, non solo quelle della sua Nazionale. Insomma sta andando tutto bene, unico problema della giornata “stì bestioni”, come li ha definiti anche Marcello Lippi, della Nuova Zelanda, gli All White li chiamano in Patria, in contrapposizione con i più famosi e temuti All Backs. A fine partita i loro tifosi sono in delirio, festeggiano senza maglia, un gruppo è arrivato qui con tanto di accappatoio e cuffie, un pareggio con l’Italia Campione del Mondo in carica non gli capita più. Nemmeno di poter girare così vestiti senza finire dentro. A noi non resta che tornarcene a casa, a farci prendere in giro dalle altre tifoserie, perché qui la frase del giorno è la solita: contro la Nuova Zelanda si può anche perdere, ma solo a rugby…

Giuseppe Mancini

Nella galleria fotografica due foto scattate durante la partita, inviateci dai nostri lettori

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