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Vastoviva: "Consiglio comunale blocchi il cemento sulle zone franose"

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VASTO – Bloccare le colate di cemento è compito del Consiglio comunale attraverso i Piano urbanistici. Lo afferma l’ingegner Paolo Marino, dell’associazione politica Vastoviva, in un articolato comunicato con cui affronta la questione delle zone franose divenute edificabili a Vasto nella zone comprese tra via Santa Lucia e località San Nicola. Un problema sollevato dall’associazione civica Porta Nuova. La questione ha scatenato forti polemiche.

“Il Pai”, Piano di assetto idrogelogico redatto dalla Regione Abruzzo “è uno strumento, sovraordinato al Piano Regolatore Generale, che analizzando il territorio nelle sue componenti fisiche – scrive Marino – ha lo scopo di evidenziare, con obbiettività, le situazioni di pericolosità e rischio geologico presenti. La normativa di attuazione del Piano fissa prescrizioni definendo gli interventi ed attività che è possibile realizzare nelle aree a pericolosità molto elevata (P3), elevata (P2) e moderata (P3). Le eventuali modifiche possono essere, sostanzialmente, di due tipi: correzioni formali e modifiche di allegati tecnici, da un lato, e variazioni del numero, dei perimetri o delle classi di pericolosità di singole aree, dall’altro. Le prime sono deliberate dal Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino, le seconde invece con una procedura che ricalca quanto previsto per l’adozione ed approvazione dello stesso Piano. Solo in alcuni casi è possibile modificare la perimetrazione o la classe di pericolosità attraverso una ‘semplice’ delibera del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino, e quindi senza attivare la più complessa procedura prevista per l’approvazione del Piano: nuove emergenze ambientali; proposte di nuove perimetrazioni di aree pericolose non incluse; proposte di riduzione della perimetrazione o della classe di pericolosità di aree pericolose del Piano basate su studi di dettaglio prodotti dai Comuni interessati, purché la modifica proposta non riguardi una superficie superiore al 30% di ciascuna area perimetrata.
In questo ultimo caso – che risulta quello attivato per la modifica che si sta trattando – è naturale che gli studi necessari, considerato il possibile legittimo interesse, possano essere commissionati e proposti all’amministrazione comunale dai privati proprietari dei terreni. La stessa amministrazione, dovendosi comunque rimettere alla decisione della autorità preposta, può semplicemente trasmettere la proposta del privato, oppure può integrarla con altro studio specialistico e osservazioni. Tutto ciò per dire che lo stesso Piano contiene anche le modalità per poter chiedere, ed eventualmente ottenere, modifiche con il supporto di studi specialistici che ne giustifichino la variazione. E per dire che se si individuano, con dati oggettivi, elementi tali da giustificare una variazione, è giusto e anche doveroso approvarla. A meno che non si pensi a studi e provvedimenti espressi con malafede: ma tali ipotesi si trattano in altra sede. Concludendo si è dell’avviso che le cosiddette ‘colate di cemento’ non si materializzino con una diversa classificazione idrogeologica di un’area e che quando c’è una concreta necessità, a vario titolo, di tutela del territorio e dell’interesse collettivo, questa debba realizzarsi in primis – sottolinea Marino – attraverso gli efficaci mezzi a disposizione del Consiglio comunale: i Piani urbanistici”.

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