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A Gaspari le chiavi della città: conferita la cittadinanza onoraria

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VASTO – A Remo Gaspari le chiavi della città. La cittadinanza onoraria di Vasto è stata conferita stamattina all’ex ministro dal sindaco, Luciano Lapenna, nellaula del Consiglio comunale, gremita per la seduta straordinaria convocata per l’occasione dal presidente, Peppino Forte. L’assemblea ha prima votato all’unanimità la concessione dell’onorificenza. Poi Gaspari, atteso dalle autorità e da molte persone con cui ha condiviso la militanza politica nella Dc, ha fatto il suo ingresso nell’emiciclo. Prima del suo intervento, gli hanno reso omaggio due consiglieri, che hanno parlato a nome della maggioranza di centrosinistra e dell’opposizione di centrodestra: Giuseppe Tagliente (Pdl) e Nicolangelo D’Adamo (Pd). Entrambi all’opposizione, seppur da posizioni differenti (Tagliente era dell’Msi, D’Adamo del Psi) ai tempi del gasparismo, hanno concesso l’onore delle armi all’ex avversario politico, sottolineandone l’impegno per la sua terra.

La giornata. Si comincia intorno alle 10 e un quarto con il Consiglio comunale che, all’unanimità, assegna la cittadinanza onoraria all’ex parlamentare di Gissi. L’onorevole, come continuano a chiamarlo tutti, è stato 16 volte ministro e 10 volte eletto in parlamento. Le sedie rosse rivestite di velluto, che vengono rispolverate per le grandi occasioni, sono piazzate al centro dell’aula. Alla spicciolata ci si siedono i sindaci di molti Comuni del Vastese, i rappresentanti delle forze dell’ordine e diversi volti noti della Democrazia cristiana che fino agli inizi degli anni Novanta ha governato la Regione e amministrato quasi tutti i Comuni abruzzesi. C’è l’ex parlamentare Anna Nenna D’Antonio, che aspetterà Gaspari lungo il corridoio per abbracciarlo. C’è l’èx sindaco di Vasto, Nicola Notaro. E ci sono quelli che, anche dopo lo scioglimento della Dc, sono rimasti a galla o sono tornati, come il consigliere regionale Antonio Prospero (che era sindaco di Vasto quando Gaspari era ministro del Mezzogiorno) e il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio (assessore provinciale nelle amministrazioni presiedute da Pennetta, Roccioletti e Amicone). Nelle retrovie, si rivede anche Pino Molino, che era assessore regionale nella Giunta Salini. Suo figlio, Domenico, che attualmente è assessore comunale, siede accanto a Gaspari, che “ha avuto – dice Peppino Forte, presidente del Consiglio comunale – sempre un’attenzione particolare per il mezzogiorno e per la sua terra d’Abruzzo”. Gli oppositori dell’epoca oggi si sono ammorbiditi un bel po’. Per Tagliente, “attribuire la cittadinanza onoraria” a Gaspari significa “tramandare e saldare un pezzo di storia che va ad un pezzo di storia che viene”. E invita a considerare “il gasparismo non come un sistema di potere”, ma come “il riferimento di una generazione di politici”, cui oggi non ne è “stato contrapposto un altro dello stesso respiro”, ragion per cui “ben venga questo riconoscimento a Remo Gaspari quale mattatore della politica abruzzese. Benvenuto a pieno titolo, caro concittadino Remo Gaspari”. Secondo Nicolangelo D’Adamo, l’ex ministro ha avuto tre pregi: “Estrema capacita di lavoro, conoscenza diretta del territorio e una memoria invidiabile”. Quindi il discorso del sindaco: “Posso dire – racconta Lapenna – di conoscere Gaspari da sempre. Ero ragazzo e abitavo a 50 metri da lui”. Da militante del Partito comunista “ho partecipato con passione alla contestazione di quelle scelte” di allora, “scelte importanti che portarono a bloccare il processo di emigrazione” dall’Abruzzo verso il Nord. “Questo territorio – scandisce Lapenna – deve tornare a contare”.

Il discorso. Gaspari ha parlato per circa tre quarti d’ora. “Questa cerimonia chiude la mia carriera politica. Altre cerimonie ci saranno, tra cui una in Val Brembana, da dove Bossi riteneva ci fossero guerriglieri pronti a partire alla conquista di Roma. Evidentemente non conosceva bene la situazione”. Negli anni trascorsi da parlamentare e da ministro, “mi sono sempre mosso con un obiettivo concreto: essere di una qualche utilità”, ma “è un falso storico attribuire alla mia persona il miracolo economico abruzzese. Ho partecipato, ma non l’ho determinato. Se si ricreano le condizioni, credo che questa regione possa ripartire per tornare a quel successo cui ha partecipato tutto l’Abruzzo”. E per raccontare il progresso dell’Abruzzo fa l’esempio di San Salvo: “Nel ’53 ci andai a fare un comizio. Rimasi turbato: c’era una palude. Era considerata una zona malarica, tanto che ai carabinieri veniva dato il chinino”. Sviluppo economico e non solo: “Abbiamo realizzato l’unità di tutti gli abruzzesi. All’opposizione dicevo: Discutiamo dei valori ideali, ma risolviamo i problemi concreti. L’eletto non viveva come un estraneo che campava a Roma, ma viveva all’interno della società civile. L’Abruzzo si è fermato perché si è fermata la società civile. La prima cittadinanza onoraria l’ho ricevuta in Lombardia. Mi auguro che questa cerimonia serva a rimettere in piedi l’unità degli abruzzesi. Oggi l’accesso al lavoro è un caso. Dobbiamo tornare a produrre sviluppo”.

Cliccando sulla scritta rossa galleria fotografica che si trova sotto al titolo, si può guardare la fotocronaca della cerimonia.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

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