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Arena delle Grazie piena e grandi applausi per Marco Travaglio

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VASTO – Promemoria. Nella sua definizione latina è “per ricordare”. Unire gli accadimenti che hanno portato allo scoppio di Tangentopoli nel 1992 e che sono arrivati fino ad oggi. In quelli che Travaglio definisce segnali premonitori di un cerchio che idealmente potrebbe chiudersi. Ed in questo sta l’altra accezione del Promemoria, come fatti da ricordare, per conservarne quelli positivi e buttare via quelli che non lo sono stati. Lo spettacolo del popolare giornalista si apre con la voce di Martin Luther King, le celebri “I have a dream”. I suoi racconti procedono spediti, nella prima parte sembra quasi non prendere mai fiato, tanta è la voglia che ha di raccontare al numeroso pubblico presente ciò che ha messo lungo il filo della memoria. Cita nomi, fatti, atti processuali, articoli, raccontando fatti che per tutti sono più o meno noti, ma che nel racconto di Travaglio assumono un aspetto organico ed ordinato.  Non mancano i momenti caratterizzati dalla comicità, o per meglio dire dal tragi-comico. E’ il caso del sequestro dei beni di Poggiolini e della visita guidata di Indro Montanelli al Mausoleo nella villa di Berlusconi, ad Arcore. Proprio Berlusconi ha un posto di rilievo nei promemoria di Travaglio. Ne racconta tutta la storia, personale e politica, mostrandone intrecci più o meno leciti con la vita del Paese sia prima che dopo la sua discesa in campo. Non mancano però i colpi di Travaglio, nel suo stile schietto e sferzante, a personaggi di tutte le altre parti politiche. Da Craxi a D’Alema, passando per Martelli, Pomicino, Andreotti, Veltroni e tanti altri, di destra, centro e sinistra. Il suo racconto è stato intervallato dagli interventi musicali di Valentino Corvino e Fabrizio Puglisi, con particolari esecuzioni dal vivo e gli audio originali di Falcone, Borsellino e le  intercettazioni telefoniche. Queste pause dalla narrazione davano al pubblico la possibilità di meditare su quanto detto dal giornalista nei suoi interventi e, non meno importante (ma solo per gli spettatori delle gradinate), di sgranchire la gambe, visto che gli spalti dell’Arena sono quanto di più scomodo esiste al mondo. Si continua così fino ad arrivare al racconto dei nostri giorni, con le accuse di Travaglio alla politica ad personam di Berlusconi e all’incapacità dell’opposizione , incapace di opporsi a tutto ciò. In questo quadro, in cui dipinge l’Italia a tinte scure, alla fine dello spettacolo, lascia i suoi promemoria di speranza. Lascia la speranza nei giovani, peraltro numerosissimi ieri sera, che vogliono impegnarsi nella vita sociale del Paese, ma hanno l’impressione di essere invisibili. Lascia l’idea che l’Italia è il paese dove “si sono vendute milioni di copie di Gomorra, è il Paese delle Agende Rosse, di chi ha voglia di fare politica partendo dal basso”. E lascia degli esempi, come Montanelli, Biagi, Falcone e Borsellino. Le sue ultime parole sono quelle di Giorgio Ambrosoli, scritte alla moglie quando aveva la certezza che presto l’avrebbero ucciso e quelle di Berlinguer, in un’intervista rilasciata a Scalfari nel 1981, in cui parla dell’impegno politico come impegno per il popolo. Questi sono i Promemoria di Travaglio. Il pubblico lo ha applaudito a lungo durante tutto lo spettacolo, apprezzandone la preparazione e la precisione nel racconto dei fatti, con la citazione costante di atti ufficiali, e la sua particolare vena comica.

Giuseppe Ritucci

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