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Maltempo: con pompe e stivali a pulire la melma, scatta la protesta

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VASTO – Ci si arrangia alla meno peggio. Basta passare in lungomare Duca degli Abruzzi (che i vastesi chiamano l’aeroporto) per capire che fango e acqua si sono infilati ovunque. Qui, del resto, non è una novità.

La protesta. Un residente si è messo gli stivali, ha una pompa in mano e cerca di lavare l’ingresso. E’ imbestialito. Racconta di essere lì da un bel po’, ma è riuscito a liberare sì e no tre metri di marciapiede: “Non scattate quelle foto – dice inviperito – tanto non serve a niente. Lo abbiamo fatto decine di volte. Proteste, segnalazioni. Non ricordo nemmeno quante telefonate ho fatto alla Sasi”, la società che gestisce il servizio idrico integrato, cioè acqua e fogne. “Telefonate – urla l’uomo – e proteste in tv e sui giornali non sono servite a niente. Anche il Comune si deve dare una mossa, perché qui ci troviamo sempre nella stessa situazione. Sono anni che, ogni volta che piove, l’acqua e il fango allagano le case e i garage. Poi, quando smette, prendiamo le pompe e cominciamo a pulire. E l’acqua chi la paga? Le bollette sono delle batoste, ma non abbiamo nemmeno diritto ad avere delle fogne decenti. Dicono sempre che le rifaranno. Tutte chiacchiere”.

In effetti in viale Dalmazia e lungomare Duca degli Abruzzi di poltiglia ce n’è tanta. E puzza. Ad ogni temporale i tombini scoppiano, la melma risale dalle grate e invade le strade. Il proprietario di un locale della zona è lì, con la pompa, a rimuovere una coltre marrone. Anni fa si era rivolto anche agli organi di informazione per chiedere che le condutture sotterranee venissero aggiustate. Non ha ottenuto niente. Il problema è che la rete fognaria è vecchissima. E, nell’anno 2010, nella seconda città della provincia non esistono ancora tubature separate tra acque bianche e acque nere. Per rifare le reti a Vasto servirebbero, secondo una stima precedente al 2006, 20 milioni di euro. Per gli interventi più urgenti su rete idrica e fognante il Comune ha chiesto 4 milioni 650mila euro all’Ato, l’ente che gestisce l’intero settore idrico nel Chietino ed è stato costituito anni fa dai Comuni stessi. L’associazione Porta Nuova fa notare che, per i Comuni, scaricare  le colpe sull’Ato è come accusare se stessi.

La casa come una risaia. Avvicinandosi al centro di Vasto Marina, la situazione sembra migliorare. Sembra. La strada parallela al lungomare, nella zona della Medicina turistica, assomiglia a una piscina. I bordi sono i marciapiedi. “Acqua a zoffonni”, dice un curioso. Una delle case più caratteristiche (un piano solo, mentre intorno hanno costruito delle palazzine) ha il giardino ridotto a una risaia. Da dentro esce qualcuno che butta fuori nel giro di pochi minuti una decina di secchi d’acqua. “Abbiamo telefonato al 115 – spiega il proprietario – ma sappiamo che i pompieri stanno correndo a destra e sinistra. Intanto, ci arrangiamo così. Questa casa è del ’36, fatta dai pionieri di Vasto Marina, quando qui non c’era niente”. Sulla strada parallela ci sono gli uomini della Protezione civile che succhiano acqua con l’idrovora dalla cantina di una villetta a due piani. E’ solo uno dei tanti interventi della giornata.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

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