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Prc: "Tutta la città nel parco nazionale? Perché dire no a priori?"

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VASTO – “La nostra non è una posizione preconcetta. Vogliamo capire quali sono i vincoli ambientali”. E’ Marco Marra, assessore comunale, a spiegare perché Rifondazione comunista non ha detto “sì” alla proposta di restringere il perimetro del futuro Parco nazionale della Costa teatina. In base alla prima perimetrazione, nell’area protetta verrebbe racchiuso il 70% del territorio comunale, compreso l’intero nucleo abitato. Un’ipotesi non condivisa dal sindaco, Luciano Lapenna, che nei mesi scorsi era andato direttamente a Roma per chiedere ai tecnici del Ministero dell’Ambiente di rivedere l’ampiezza della fascia tutelata, e nemmeno da diversi partiti di entrambi gli schieramenti: Pd e Idv sono favorevoli a restringere il perimetro, mentre dall’opposizione il Pdl chiede: “Vale proprio la pena di fare il Parco nazionale della Costa teatina? Non ingesserà il territorio, compresa la zona turistica di Vasto Marina?”, afferma Etelwardo Sigismondi, coordinatore dei berlusconiani. “Il Parco – ribatte Marra – è un’opportunità non solo di tutela, ma anche di sviluppo del territorio. E Vasto dovrà essere la sede dell’Ente Parco. Anche gli altri Comuni, tranne San Vito Chietino, sono d’accordo sul fatto che la nostra città debba avere il ruolo di capoluogo della Costa teatina. Prima di dire che, con un perimetro così ampio, il territorio verrà ingessato vogliamo conoscere quali saranno i vincoli ambientali: non è una cosa campata per aria pensare che debbano esistere zone sottoposte a forti restrizioni e altre, molto antropizzate”, come l’abitato di Vasto “in cui questi vincoli non sussistano. Vogliamo sapere se la paura dei partiti di maggioranza è motivata”. 

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