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Consiglio: ore di litigi e poi rinvio sul Parco della Costa teatina

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VASTO – La montagna ha partorito il topolino. A Vasto ore di dibattito stucchevole in Consiglio comunale non hanno prodotto altro che un rinvio sull’importante questione del perimetro del futuro Parco della Costa teatina. L’ipotesi di perimetrazione predisposta dalla Regione prevede che l’area protetta si estenda dalla riva del mare fino all’autostrada A14, inglobando il 70% del territorio comunale. Fin dalla vigilia era chiaro il “no” di quasi tutti i partiti a una riserva naturale così ampia, fatta eccezione per Rifondazione comunista, che chiedeva di bloccare il tutto per approfondire la questione e capire quali vincoli ambientali avrebbe comportato l’inclusione dell’intera città nella zona tutelata. Analoga la posizione di Sinistra ecologia e libertà. A surriscaldare il clima politico della vigilia erano state le esternazioni di Etelwardo Sigismondi (Pdl), che a Vastoweb aveva dichiarato a sorpresa: “Vale davvero la pena di fare questo parco?”.

La seduta. In aula la tensione sale a metà pomeriggio, quando si comincia a discutere del Parco della Costa teatina. Il dibattito prende subito una brutta piega, tra litigi, citazioni di Kennedy, accuse di veterocomunismo, discorsi fuori luogo. Il presidente, Peppino Forte, richiama più volte i consiglieri alla calma. Polemiche non solo tra maggioranza e opposizione, ma anche nello stesso centrosinistra, dove il battibecco è tra Fabio Giangiacomo e Maurizio Vicoli. Una volta erano entrambi nei Ds, ora uno nel Pd e l’altro in Sinistra ecologia e libertà.

Nel suo primo intervento Giangiacomo illustra la posizione del Partito democratico, rivolgendosi proprio a Sel e a Rifondazione: “Quando la Regione inserisce nel perimetro tutto il territorio, compresi i terreni vicini a Monteodorisio o a Cupello, o quelli sotto l’autostrada, vuol dire che il parco non vuol farcelo fare. Un proprietario di un terreno può fare ricorso e bloccare il parco sine die”, per un tempo imprevedibile.

Fermo sulla sua posizione, Vicoli insinua dubbi sulla reale volontà di realizzare la riserva naturale: “E’ come la figlia della signora Cecilia: tutti la vogliono e nessuno la piglia”.

“A monte della Statale 16 – ammonisce Nicola D’Adamo, di Alleanza per l’Italia – studiamo il modo di prevedere degli insediamenti turistici. Se vogliamo che arrivi gente, dove la mettiamo, se non facciamo gli alberghi?”.

Sigismondi (Pdl): “Quando sento che il 70-80% del territorio comunale verrà inglobato nel parco mi spavento. Va bene la tutela ambientale, ma guai a ingessare la città”.

Manca poco alle 20.30, quando Forte invita il sindaco, Luciano Lapenna, a prendere la parola per cercare di tirar fuori il Consiglio dall’imbuto in cui si è ficcato. Il primo cittadino alza la voce quando dice che “non voglio pensare che oggi facciamo marcia indietro rispetto all’impegno assunto qualche mese fa. Non esiste un parco che nasce col marchio di destra, di sinistra o di centro”.

Alla fine ci si accorda per votare un documento che non dice altro, se non di rinviare tutto (tra un mese, secondo un’intesa verbale) a un prossimo Consiglio comunale in cui approfondire la questione con la partecipazione di un tecnico della Regione Abruzzo. Dopo due letture del documento e l’aggiunta di qualche parola, tutti favorevoli. Tranne Vicoli, che si astiene.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

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