vastoweb.com - Portale di informazione su Vasto e Abruzzo. Commercio, Servizi, Turismo.

Porto di Punta Penna, la Regione Abruzzo voleva declassarlo

Più informazioni su

VASTO – Punta Penna prima esclusa dal sistema dei porti regionali, poi reinserita in extremis nella lista degli scali importanti, scongiurando la conseguente perdita di fondi. Che già sono le briciole, rispetto agli interi finanziamenti destinati agli approdi marittimi abruzzesi.

La notizia del declassamento scongiurato emerge quasi casualmente dal Consiglio comunale di ieri, quando Manuele Marcovecchio (Pdl) chiede che nel documento con cui il Comune chiede alla Regione un milione e mezzo di euro per un nuovo dragaggio dei fondali venga inserito anche un riferimento alla legge regionale 38 del 2010. E’ la normativa sui porti. Risale a luglio. Un emendamento presentato dai consiglieri Prospero e Tagliente “ha consentito – dice Marcovecchio – il reinserimento del porto di Vasto nel sistema portuale regionale, da cui Punta Penna era stata inizialmente esclusa”. I soldi sarebbero finiti a Pescara, Ortona e Giulianova. Mentre la posizione di Punta Penna era stata stralciata, termine che si usa in politica per non dire accantonata, messa da parte. Con buona pace dei progetti di ampliamento, che prevedono la costruzione di un secondo bacino in continuità con quello precedente. Se fosse andata a finire come avrebbe voluto il governo regionale, tutto sarebbe stato rimesso in discussione. Compreso il nuovo dragaggio ora richiesto dal Consiglio comunale all’unanimità. E anche la possibilità di divenire lo scalo dei furgoni Sevel e il punto di riferimento di due zone industriali, il Vastese e la Val di Sangro, che contano 20mila lavoratori.

Nella seduta di ieri è stato approvato un ordine del giorno con cui il Comune di Vasto chiede alla Regione un milione e mezzo di euro per il dragaggio, necessario a portare i fondali oltre i 7 metri di profondità anche nelle zone in cui si accumula la sabbia trasportata dalle correnti.

Alla seduta del Consiglio comunale è stato chiamato a intervenire l’ingegner Nicola Bernabeo, del Coasiv, il consorzio industriale del Vastese. “A Punta Penna – ha spiegato – ci sono due ordini di priorità. Innanzitutto l’avamporto e, in particolare la canaletta d’accesso, che raggiunge la profondità massima di 7,3 metri”. A causa dell’accumulo di sabbia sul fondale “per le navi grandi è un corridoio piuttosto stretto”. Poi “l’altra priorità è dentro il porto: lungo la banchina di levante negli ultimi 150 metri la profondità è di 5 metri” contro i 6.80 di media dell’intero bacino. “Rischiamo – ha ammonito Bernabeo – di avere, al termine dei lavori, una nuova banchina, con spazi raddoppiati rispetto ad oggi, ma senza poterla utilizzare al massimo delle potenzialità”.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

Più informazioni su