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Tagli Fs: chiude lo scalo della zona industriale. Sel: la politica si muova

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SAN SALVO – Si abbatte ancora una volta sul Vastese la scure dei tagli delle Ferrovie dello Stato. Non bastava il progressivo declassamento della stazione di Vasto-San Salvo. Ora tocca al secondo dei tre scali merci della zona: quello dell’area industriale di Piana Sant’Angelo. Pilkington, Flovetro e le altre aziende lo potranno utilizzare fino al prossimo 30 settembre. Poi si chiude. Lo hanno deciso le Ferrovie. Motivazione: i traffici merci sono al di sotto dei minimi previsti dal contratto con il Coasiv, consorzio per l’area di sviluppo industriale del Vastese, cui è affidata la gestione della breve tratta che si dirama dalla linea adriatica fino al nucleo produttivo sansalvese, uno dei poli industriali più grandi d’Abruzzo.

A lanciare l’allarme è Sinistra ecologia e libertà: “La politica – afferma Emilio Di Cola, coordinatore di Sel a San Salvo – non solo non ha ancora preso una decisione definitiva su come strutturare al meglio il porto di Vasto, cioè se destinare la struttura a rispondere meglio alla domanda turistica o a quella industriale, ma fa anche decidere unilateralmente alle Ferrovie dello Stato la definitiva dismissione dello scalo industriale”, ragion per cui le istituzioni devono “prendere posizione per impedirla”.

Il calo dei traffici su rotaia in partenza da Piana Sant’Angelo non ha una sola causa: “Se un’azienda come la Pilkington – spiega Di Cola – carica la propria merce oggi su un container, il vagone parte domani sera. E poi il treno deve fermarsi a Bologna. Il trasporto è troppo lento, si perdono giorni preziosi”.

Ancora tagli. Negli ultimi anni già la stazione di Vasto-Salvo è stata di fatto declassata: sempre meno fermate di treni a lunga percorrenza, biglietterie a mezzo servizio, guasti ai distributori automatici. E poi gli scali industriali. Le Fs hanno chiuso quello della stazione principale, successivamente salvato dalla Sangritana, che lo ha preso in gestione. Ora tocca al nucleo produttivo di San Salvo. Mentre nell’altra stazione, quella del porto di Vasto, lo scalo merci funziona, ma da anni i pendolari che vivono nella parte settentrionale della città non possono fare il biglietto.

Il porto e la Pilkington. Secondo Sel, bisogna puntare senza mezzi termini sul porto di Vasto, guardando all’altra sponda dell’Adriatico: “In Serbia – afferma Di Cola – esiste uno stabilimento Fiat in cui sono stati operati ingenti investimenti per la produzione di vari segmenti di autovetture, che poi puntualmente vengono reimmessi sul mercato italiano. A ben guardare, tale fabbrica dista solo 400 miglia (640 chilometri) dal porto di Vasto. Se si pensa che a San Salvo si producono vetrature per auto che potrebbero fornire il car set delle vetture a quello stabilimento”, si comprende qualche danno può derivare dalla chiusura dello scalo merci e dal mancato sviluppo delle tratte marine. Cosa che costringerebbe l’azienda sansalvese “ad utilizzare esclusivamente il trasporto su gomma e non quello via mare, non potendo minimamente competere con il sito Pilkington polacco, nonostante la distanza tra San Salvo e la Serbia sia la metà”.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

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