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Il personaggio. Daniele Muratore e il teatro: da passione a lavoro

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VASTO – Vasto sembra divenire sempre più una città di artisti. Spesso è necessario però emigrare fuori città per seguire il proprio percorso. Intervistiamo a tal proposito Daniele Muratore, attore e regista teatale.

Abbiamo letto di te come attore, regista e tanto altro. Cosa fai precisamente?
Mi occupo di Teatro (con la T maiuscola!). Una persona che si avvicina al Teatro non credo possa limitare il proprio campo di azione e dire “faccio il regista” “faccio l’attore” “faccio lo scenografo”.  Ogni Uomo di Teatro deve inevitabilmente avere tre caratteristiche: essere prima di tutto imprenditore e promotore di se stesso e allo stesso tempo poliedrico; in questi 9 anni di pratica teatrale sono stato scritturato come attore, cantante, ballerino di tip-tap, aiuto regista, assistente alla regia, regista, elettricista, macchinista, attrezzista, e potrei andare avanti ancora per un po’. Tutto questo per imparare un mestiere, quello del regista.

La seconda caratteristica è avere i piedi per terra: non bisogna mai confondere la realtà con la finzione, o più precisamente il lavoro dalla vita privata; nessuno potrà mai sapere cos’è la realtà o cos’è la finzione ma di sicuro esistono due mondi diversi, “la scena” e “fuori la scena”. Questi due globi si contaminano, interagiscono, si influenzano, molto spesso si scontrano, ma alla fine devono tornare ad essere due mondi separati, che maturano e crescono e evolvono parallelamente, e che mantengono una propria identità, altrimenti si rischia di “vivere per il teatro”. Io preferisco “far teatro per vivere”.Non sempre ci riesco!

Infine essere un eterno Peter Pan: il teatro è un gioco. In italiano il verbo che si usa per esprimere l’azione di un attore è recitare, questo è un po’ forviante. In molte altre lingue (inglese, francese, tedesco) viene utilizzata la parola giocare. Ci sono mille spiegazioni e mille motivi che si possono dare, io ne preferisco uno: è molto sano e divertente giocare, anche fino a 100 anni!!!

Come ti sei avvicinato al teatro?
Mi sono avvicinato grazie al Teatro Vasto e a Sergio Josè Santoro, a 17 anni. Prima di questo non avevo nessun interesse per il teatro, mi annoiavo ad andare a vedere spettacoli ed ero molto timido per pensare di poterlo fare. Un giorno incontrai un amico che andava a vedere una lezione di prova di questo certo Sergio Santoro. Lo accompagnai. Da lì “mai più senza”.

Da una passione a una professione. Come hai fatto questa scelta?
Non so dirti cos’è scattato, cosa mi ha fatto capire che dovevo fare questo mestiere. E’ una questione di necessità. Non puoi farne a meno. Puoi fare a meno di mangiare, di bere, di fare l’amore, di parlare, di pensare? E’ più o meno questo! E poi credo che non sei tu a scegliere, ma sono gli altri che scelgono per te. Tu devi solo fidarti di quello che sei e devi impegnarti a dare il massimo… e un po’ di più del massimo. Il resto va da sé.

Perchè la scelta di Roma?
Roma è arrivata dopo il diploma. A Vasto avevo conosciuto Marco D. Bellucci grazie ad un seminario che lui fece con il Teatro Vasto. Appena diplomato decisi di fare il provino nella sua accademia di Musical. Il provino andò bene e iniziai, parallelamente, la Musical Theatre Academy e l’Università (Lettere).

Alla fine del primo anno abbandonai l’Università e iniziai un percorso di formazione per entrare all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, mentre svolgevo il secondo anno di Musical. L’anno dopo entrai alla Silvio d’Amico. In questi due anni ho viaggiato molto, ho studiato pianoforte ed ho lavorato tanto. Roma ti da la possibilità di fare tutte queste cose insieme, non so se altri posti te lo permettono.

Quant’è difficile emergere in questo settore?
Credo che sia molto difficile lavorare. In teatro non si emerge, non si diventa famosi, non ci si afferma. In teatro si lavora. La concorrenza è spietata. Il mercato è saturo e quasi fermo. E i teatranti in questo momento stanno sono anche visti un po’ male dal governo:”siamo dei mangia patate a tradimento”, così parla di noi uno dei nostri governanti.

Molte volte è come se hai la percezione che tutto debba ricominciare sempre da capo. Come se quello che hai fatto fino ad ora sia inutile. Ti trovi continuamente a dover abbandonare quello che hai creato e a costruire qualcosa di  nuovo. Da capo.

Recentemente hai portato in scena al Teatro Rossetti un tuo spettacolo. Hai vissuto delle emozioni particolari rispetto al solito?
L’emozione più grande è stata quella di vedere in platea persone che in 60 anni della propria vita non sono mai entrate in un Teatro. Vederle ridere, piangere, interessarsi allo spettacolo, emozionarsi. Questo vale più di ogni latra cosa.

Di cosa ti stai occupando attualmente?
Ora mi sto interessando della parte economico-gestionale del Teatro: siamo troppo ignoranti in materia. Nel 2010 non possiamo più permettercelo. Ho fatto un po’ di cinema e tv. Ma sono altri mestieri, altri mezzi di comunicazione. Però mai dire mai.

Come sono e come vivi il tuo rapporto con Vasto?
Adoro Vasto e non cambierei la mia città natale con nessun altra al mondo. Ma siamo troppo legati al nostro piccolo orto, alla nostra piccola capanna, non ci piace rischiare. Bisognerebbe essere più soddisfatti delle glorie del nostro vicino. Siamo molto invidiosi. Troppo invidiosi. Bisognerebbe collaborare di più.

Giuseppe Ritucci

Nella galleria fotografica alcune immagini dagli spettacoli diretti da Muratore.

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