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Itis, niente bus all'uscita da scuola. Gli studenti fanno sciopero bianco

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VASTO – Gli orari di scuola sono rigidi e gli studenti pendolari, il 50% del totale, perdono ogni giorno i pullman che li riportano a casa. Per questo è stato indetto per stamani all’Istituto tecnico industriale Mattei di Vasto lo sciopero bianco: i ragazzi sono entrati al suono della campanella e poi sono immediatamente usciti dall’edificio.

La protesta è stata indetta “contro la disorganizzazione dei trasporti pubblici dedicati a noi studenti”, in particolare quelli che “provengono da oltre 30 paesi diversi dell’alto vastese.
Il problema sorto in quest’ultimo periodo – spiega Alessandro Meo, vice presidente del comitato studentesco – è stato provocato dall’obbligo di allungare la cadenza delle ore scolastiche a 60 minuti creando un enorme caos nel nostro istituto perché l’unica soluzione che non comporta recuperi di orario (come ad esempio sporadici rientri pomeridiani o l’allungamento del calendario scolastico) prevede l’uscita alle 13:40 ma l’ultimo autobus parte alle 13:30, il che rende impossibile per i ragazzi pendolari riuscire a non perderlo, ne consegue che debbano essere trovate delle soluzioni:
la prima prevede che i ragazzi pendolari prendano l’autobus seguente, che, ammesso ci sia, parte sempre a metà pomeriggio, quindi per portare un esempio, i ragazzi provenienti da Schiavi D’Abruzzo rientrerebbero nelle loro case non prima delle 18:30.
Rendendo lo studio a casa impossibile senza contare che verrebbero privati di tutta la loro vita sociale esterna al mondo scolastico.
La seconda soluzione prevede l’uscita anticipata per i pendolari, ma questo farebbe perder loro circa 30 minuti di lezione, recando loro un grave danno dal punto di vista didattico.
La terza soluzione l’unica fattibile per noi ragazzi è l’aggiornamento degli orari degli autobus scolastici, che comunque sono stati finanziati dalla regione per svolgere un servizio dedicato agli studenti”.

La revisione degli orari chiesta dal preside, Rocco Ciafarone, non è stata accolta. Per questo scoppia la protesta.

Giuseppe Ritucci – giusepperitucci@yahoo.it

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