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Spettacolo lungo la costa vastese, cresce la passione per il kitesurf

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VASTO – Cresce a Vasto la passione per il kitesurf. Nel mese di settembre che va a concludersi non sono mancati gli appassionati che, approfittando delle giornate più ventilate, hanno dato spettacolo in mare a due passi dalla riva. Emanuele La Verghetta ricostruisce per Vastoweb un fenomeno in espansione.

Il fenomeno. Le Hawaii hanno rappresentato il suo sviluppo, era il 1999 e in spiaggia faceva la sua comparsa il kitesurf, ovvero farsi trainare da un aquilone su una speciale tavola da surf sul mare.  La storia ci insegna che niente nasce per caso e allora bisogna fare un salto indietro di qualche anno e fare la conoscenza dei fratelli Bruno e Dominique Legaignoux, furono loro i primi a sperimentare ed successivamente a brevettare il  WInd Powered  Inflatable  Kite  Aircraft  (WIPIKA).  La loro idea diede la spinta a creare un vero e proprio sistema di costruzione che permetteva all’aquilone o come vedremo in seguito all’ala di galleggiare rendendo di fatto più sicuro l’approccio a questo sport. Due, Quattro o cinque cavi ormai  non è difficile vederlo sulle nostre spiagge.  Le misure dell’ala varia dai 6 ai 18 mq e da 7 a 30 nodi di vento, per rendersi conto basti pensare ad una brezzolina estiva sino ad una tempesta di grossa portata. Gli aquiloni variano poi la propria tipologia a seconda della forma e delle caratteristiche di navigazione possibile. E’ e rimane, e questo va sottolineato, uno sport estremo che richiede oltre ad una discreta agilità e prestanza fisica anche una grossa responsabilità da parte del praticante, evitando di nuocere agli altri bagnanti, dettagli sulla possibilità di praticarlo nella massima sicurezza sono contenute nelle ordinanze di sicurezza balneare.
Ci si muove sull’acqua grazie ad una tavola, un misto tra surf da onda e wakeboard con richiami alo snowboard. Una tavola particolare, che come l’aquilone si differenzia per la specialità che si intende praticare e per misure che variano da praticante a praticante; Il praticante prende il nome di Kiter a quest’ultimo spetta il compito di dirigere con consapevolezza questi mezzi sul mare, la consapevolezza di quello che si fa gioca un ruolo importante per non rischiare rovinosi incidenti. esistono molti club ed associazioni nate recentemente in Italia, sia nelle spiagge marittime che lacustri. Famose sono le spiagge toscane (Talamone, Castiglione della Pescaia, Calambrone, Vada), siciliane: (Riserva dello stagnone a Marsala, Trappeto Surfers Paradise a Ciammarita (PA); calabresi (Punta Pellaro di Reggio Calabria, lungomare di Reggio Calabria, Crotone, Gizzeria, Brancaleone), sarde (Platamona, dove è presente l’unico corridoio di lancio per kitesurf nel Nord Sardegna, Isola dei Gabbiani, Palau, Porto Botte) e, quando c’è la bora, quelle friulane di Lignano Sabbiadoro, nei pressi dell’Isola delle Conchiglie, e quelle venete di Caorle, spiaggia della Madonnina e Jesolo, nei pressi della foce del fiume Piave. Nel centro Italia, la massima concentrazione di kite surfer si trova nelle spiagge di Latina Lido, sul litorale di Roma e Salto di Fondi. A queste si è aggiunta la zona adriatica della Puglia e soprattutto la zona salentina di Frassanito, presso Otranto (LE), dove soffiano forti il maestrale, la tramontana e lo scirocco. Per quanto riguarda i laghi: la zona principale del Lago di Garda è Campione sulla sponda bresciana nel comune di Tremosine mentre nelle provincie del Trentino è vietato fare kitesurf per ragioni di sicurezza, il lago d’Iseo, Maggiore, Santa Croce (BL) e Bolsena. si pratica anche nel lago trasimeno.(perugia) Colico ospita dal 2006 la tappa italiana della Coppa del Mondo.
Non è sicuramente visto di buon occhio da windsurfisti e surfisti, che per una repulsione che risale alla notte dei tempi non hanno mai voluto dividere i propri spazi con questi sportivi, ritenuti un incubo.  C’è da dire che si tratta di uno sport in grande ascesa un po’ per la facilità dell’apprendimento un po’ perché la tv ci ha messo lo zampino, ma guai ad inventarsi provetti kiter, questo potrà avvenire solo dopo aver frequentato uno dei tanti corsi sparsi un po’ su tutta la Penisola ed aver imparato le tecniche più note per una pratica ragionata. Specialmente all’inizio, quando non si è troppo pratici, vi sono alcune regole per divertirti senza essere un pericolo per se, né per chi guarda dalla spiaggia. Sarà giusto scegliere una spiaggia ampia, non affollata e senza pericolosi ostacoli; far stazionare eventuali spettatori alle spalle e mai sottovento all’ala. 2) Non sottovalutare la potenza del vento, non alzare l’aquilone mai con vento rafficato e, all’inizio, mai se supera i 20 nodi. 3) Non entrare in acqua fino a che non si e in grado di gestire l’aquilone e ricordati che esso, se lasciato, tende a volare indipendentemente dal kiter. 4) Non allontanarti più di quanto si è in grado di riuscire nuotare per raggiungere la riva, a meno che non ci sia un mezzo di soccorso.

La parte tecnica. I mezzi si dividono in aquiloni a cassoni e gonfiabili, la differenza sta nella struttura e nella tipologia di uso dell’ala. AQUILONI CASSONATI Presentano una struttura a cassoni nei quali l’aria entra automaticamente da alcune finestre, la forma è simile a quella del parapendio, sono potenti e leggeri, ma lenti. Non sono consigliabili al principiante poiché quando l’ala cade in acqua è necessario farla ripartire al più presto, altrimenti, sgonfiandosi, l’acqua può penetrare nelle tasche d’aria, impedendo di rialzarla. Vi sono ora sul mercato alcuni modelli dotati di valvole che impediscono all’acqua di entrare nei cassoni. AQUILONI GONFIABILI Dotati di camere d’aria, gonfiabili con una pompa, sono quelli più adatti ad un uso acquatico, infatti ripartono più agevolmente. Risultano facilmente visibili in caso di bisogno di soccorso e costituiscono un buon salvagente in caso di necessità. Le ali si differenziano per l’A.R. Le ali rivolte ai meno esperti hanno l’A.R. compreso fra 2.2 e 4. Un A.R. ridotto rende l’ala più semplice da usare, da settare e da rilanciare dall’acqua. Le ali con A.R. ridotto possono essere montate sia con due che con quattro cavi; le ali con A.R. elevato (da 5 in poi) vengono impiegate unicamente con quattro cavi, offrono prestazioni maggiori, ma sono indicate per il kiter esperto. Riguardo alla dimensione, alcune case produttrici riportano la misura della proiezione dell’ala, mentre altre riportano la sua superficie reale. Misurando in metri quadrati la superficie alare, si parte da circa 1,5 mq per gli aquiloni da scuola e da training sulla spiaggia, fino ad arrivare a quelli da 23,5 mq che i kiters più esperti riescono a far volare anche con 4 nodi di vento. È le tavole? Anche queste hanno una precisa distinzione: Direzionali: di derivazione windsurfistica, sono generalmente più voluminose delle tavole bidirezionali, hanno tre straps  e per cambiare direzione si esegue la strambata. Bidirezionali: (o twin tip) molto maneggevoli di dimensioni contenute, adatte al  freestyle; si cambia direzione invertendo semplicemente la direzione dell’ala senza spostare i piedi. Alcune sono dotate di attacchi fissi derivati dal Wakeboard, una sorta di scarponi che tengono il piede ben saldo, usati da kiters molto esperti dotati di una grande padronanza dell’ala. Il kiter sfrutta l’aquilone attraverso i cavi a loro volta legati ad una barra, che permette la manovra, quindi una sorta di timone nelle mani di chi pratica.  I Cavi collegano l’ala al boma, sono in Dyneema (per le linee) e in Spectra (prelinee) ed hanno un elevato carico di rottura (da 160 a 220 kg). I cavi sono collegati al boma mediante le prelinee, cime di spessore maggiore (4 – 5 mm) e di lunghezza variabile da 1 a 3 metri, che prevengono le abrasioni alle mani causate da contatti violenti con i cavi in Dyneema. La lunghezza dei cavi generalmente è di circa 27 mt., ma può variare da 15 mt fino a 30 mt. In condizioni di soprainvelatura, può essere utile ridurre la lunghezza dei cavi infatti a parità di ala cavo lungo=più potenza, cavo corto=più rapidità di risposta al comando. BOMA E’ la barra di comando mediante la quale possiamo imprimere i comandi all’ala. Ha una lunghezza che varia in funzione delle dimensioni dell’ala tra i 40 e i 70cm, e ricoperta con un grip morbido che ne favorisce la presa. In una breve sintesi questi sono gli aspetti fondamentali.

Vasto. E la costa vastese? Da anni ormai è pratica consueta anche sulle nostre spiagge il kitesurf, e ogni anno sono molti ad avvicinarsi alla sua pratica, sulla dorata spiaggia vastese. Decano in assoluto è Vincenzo Di Nunzio, gestore anche di un noto locale notturno vastese, sicuramente il primo ad iniziare in un periodo in cui sulla nostra spiaggia nessuno sapeva di cosa si trattasse. Il fenomeno kite, specie a Vasto, ha visto l’arrivo di molti praticanti dal windsurf. Oggi si contano molti piu kiter che windsurfisti, la domanda che in molti si fanno, compreso chi scrive è: “Cosa si prova a farsi trainare da un aquilone?”. La risposta speriamo di poterla fornire il più presto possibile.

Emanuele La Verghetta

 

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