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"Porta Nuova": Parco della Costa teatina, la politica vastese ha fallito

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VASTO – La classe politica vastese vuole un Parco nazionale della Costa teatina che sia il più piccolo possibile. “Vuole avere le mani libere. Vuole il Parco, ma vuole anche il raddoppio del porto”. Lo afferma Michele Celenza, presidente dell’associazione civica Porta Nuova, che attacca: “Il Consiglio comunale di Vasto ha cambiato idea tre volte. E il sindaco quattro”.

E’ sul perimetro dell’area protetta che si discute da mesi. A settembre il Consiglio comunale dopo ore di polemiche ha rimandato la questione per procedere a degli approfondimenti. Celenza sottolinea che l’assemblea civica nel marzo del 2008 disponeva “l’immediato avvio di pratiche di partecipazione con la cittadinanza finalizzata ad una perimetrazione largamente condivisa.  Va da sé – sottolinea il presidente dell’associazione – che in due anni e mezzo dell’immediato avvio si sono perse le tracce”.
Ma a maggio di quello stesso anno il Consiglio “rimanda la decisione alla Regione”.

A distanza di due anni, nel maggio del 2010 il perimetro individuato dalla Regione viene giudicato da gran parte della classe politica troppo ampio, perché comprende anche la città e non solo il litorale. Quasi tutti i partiti sostengono che “si rischia di ingessare lo sviluppo di Vasto”. Celenza ricorda “le dichiarazioni del sindaco rese in occasione di un incontro presso il Ministero dell’Ambiente: Nell’esporre la posizione del Comune di Vasto mi sono rifatto al contenuto della delibera approvata nel 2008 dal Consiglio Comunale: conteneva un parere favorevole alla costituzione dell’area protetta, ma riteneva troppo ampia la perimetrazione del Ministero (la stessa della Regione) che abbraccia l’80% del territorio di Vasto. Un’estensione troppo ampia comporterebbe vincoli rigidi”. Il sindaco Lapenna, insomma, ha ignorato – dice il presidente di Porta Nuova – entrambe le delibere del Consiglio Comunale, e in loro vece ne ha inventato una terza. La notizia non è stata mai smentita.
Infine in un’ultima delibera, la più recente (14 settembre scorso), il Consiglio comunale scopre di non avere le idee chiare, e chiede alla Regione Abruzzo ed alla Provincia di Chieti di voler mettere a disposizione personale e mezzi affinchè non ci siano più dubbi e perplessità per giungere ad una proposta di perimetrazione condivisa. Si torna al punto di partenza”.

Il futuro. “Pare evidente che, sul tema, la classe politica locale ha sin’ora pienamente fallito”, è il giudizio di Celenza. “Ma in città – aggiunge – nessuno si è accorto di niente.  Date le premesse, ci sentiamo di formulare una previsione: alla fine il Parco Nazionale della Costa Teatina si farà. Un parco nazionale è pur sempre un’ottima occasione per migliorare l’immagine turistica, per intercettare finanziamenti europei o statali, per istituire un Ente Parco col relativo consiglio d’amministrazione. Ma sarà un parco striminzito, ridotto all’osso, quasi coincidente con la Riserva Regionale . Il risultato non di un progetto di ampio respiro, ma di un piccolo calcolo locale, esattamente ciò che un Parco Nazionale non dev’essere. La classe politica locale vuole avere le mani libere. Vuole il Parco, ma vuole anche il raddoppio del porto.

Se è così, il Parco Nazionale della Costa Teatina rischia seriamente di produrre, alla lunga, più danni che altro. E allora meglio sarebbe lasciar perdere.
Altrimenti, e sia chiaro che è questa la soluzione che preferiamo – precisa l’associazione – occorrerebbe riconsiderare tutto a fondo, far uscire la discussione dall’ambito comunale, e solo in un contesto più ampio chiamare per davvero la città a pronunziarsi. Ma per questo occorrerebbe uscire dalla stupida contrapposizione tra ambientalisti e realisti, che tanto piace ai giornali”.

micheledannunzio@vastoweb.com

 

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