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Confindustria: "Si facciano i pozzi di petrolio o perderemo un miliardo"

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VASTO – La Confindustria vuole le trivellazioni petrolifere sulla costa. Una posizione controcorrente che rischia di rinfocolare forti polemiche anche dopo lo stop imposto dal governo nazionale alle piattaforme davanti al tratto di costa che va da Ortona a Vasto. L’associazione degli imprenditori si scaglia contro gli ambientalisti, parlando di “terrorismo ambientale”.

“Confindustria Chieti, come già fatto in passato – sostiene il presidente, Paolo Primavera – ribadisce le ragioni dello sviluppo e ritiene scellerata la scelta della Regione Abruzzo di portare avanti un disegno che limita qualsiasi intervento di ricerca ed estrazione degli idrocarburi. In questo clima di terrorismo ecologico è doveroso sottolineare che nel settore estrattivo in Abruzzo, in oltre 60 anni di attività, non si è mai verificato alcun incidente a danno dell’ambiente o della salute dei cittadini. Nel territorio provinciale di Chieti sono insediati oltre i 2/3 delle aziende della filiera per circa 5mila lavoratori impiegati. Tutte le imprese – afferma il presidente di Confindustria provinciale – sono dotate delle necessarie certificazioni di qualità, di sicurezza e rispetto dell’ambiente, necessarie e obbligatorie per chi lavora in questo settore”.

Gli industriali polemizzano con le associazioni ambientaliste, ma anche con il governo regionale: “La totale mancanza di responsabilità che guida le scelte della nostra Regione – incalza Paolo Primavera – è disarmante. Il ruolo e il peso delle associazioni del fronte che si oppone all’industria energetica, o presunte tali, blocca di fatto lo sviluppo. Rivolgo, pertanto, un accorato appello perché si evitino decisioni drastiche senza un’attenta analisi degli impatti economici, ambientali, sociali e occupazionali e soprattutto senza alternative economiche valide, percorribili già da domani quando molte delle quasi cento aziende saranno mandate altrove, molti degli occupati del settore saranno senza lavoro e le migliori risorse umane e professionali della regione saranno costrette a trasferirsi in Basilicata o in Emilia Romagna. Per non parlare della perdita delle royalty che costituiscono oggi entrate fondamentali per le casse della nostra Regione i cui conti sono già fortemente compromessi dal debito sanitario”.

Confindustria ritiene necessario avviare un “confronto con le parti interessate”, purché sia attuato “con rigore scientifico. “La posta in gioco – sostiene Primavera – è la perdita di quasi 1 miliardo di euro di investimenti, fermi per blocco dell’iter autorizzativo”.

micheledannunzio@vastoweb.com

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