vastoweb.com - Portale di informazione su Vasto e Abruzzo. Commercio, Servizi, Turismo.

Siccità o allagamenti, l'acqua in città è sempre un problema

Più informazioni su

VASTO – Siccità d’estate, allagamenti nei periodi di pioggia. L’acqua a Vasto è sempre un problema. Basterà creare un solo ente d’ambito regionale per evitare sprechi e garantire ai cittadini un servizio decente? Nella gestione del settore si procede a vista. Tubature colabrodo che generano una forte dispersione idrica, concausa della siccità estiva. Poi, ai primi temporali, come quelli di settembre, la città si allaga. Inadeguate le tubazioni idriche, totalmente insufficienti quelle fognarie. Non esiste nemmeno una seconda rete per lo scolo delle acque bianche. Così, quando piove alcune zone del territorio comunale vanno in tilt e d’estate, mentre i rubinetti di interi quartieri rimangono a secco, mentre gli scarichi a mare delle acque bianche rimangono aperti fino a stagione balneare inoltrata. Per adeguare le condotte di Vasto servirebbero oltre 20 milioni di euro. Il Comune ne ha chiesti oltre 4 per gli interventi urgenti lungo la riviera. Un ente accentrato può garantire i necessari finanziamenti?

Di Giuseppantonio. “Ho letto con soddisfazione del progetto di riforma degli Ato proposto dal presidente della Regione, Gianni Chiodi, ma continuo a ritenere che il modo migliore per produrre risparmi, contenere i costi e assicurare il controllo democratico su un bene così prezioso come l’acqua pubblica sia quello del passaggio alle Province, quali autorità di indirizzo e controllo, della competenza sul ciclo idrico integrato, come da me proposto l’anno scorso e ribadito qualche mese fa unanimemente dall’Unione delle Province d’Abruzzo (Upa)”: così il presidente dell’Upa e della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, ha commentato l’accelerazione del progetto di riforma della gestione dell’acqua che prevede un Ato unico per tutta la regione.
“Le intenzioni del presidente Chiodi – ha spiegato Di Giuseppantonio – sono condivisibili, ma penso davvero che le Province dovrebbero ottenere al più presto dalla Regione il passaggio delle funzioni che sovrintendono al ciclo idrico: in questa maniera l’ente eserciterebbe in pienezza le attribuzioni costituzionali che lo indicano come figura intermedia tra Regione e Comuni.
Non vorrei, infatti, che l’Ato unico si trasformasse in un nuovo esempio di centralismo regionale che sottrarrebbe ai Comuni il controllo democratico su una risorsa essenziale: i territori devono continuare a sovrintendere in maniera più efficace ed efficiente al ciclo idrico integrato. La Provincia, in questo ambito, ha al suo interno professionalità tecniche storiche e consolidate e saprebbe coinvolgere i Comuni nel controllo e nella gestione, proprio per la sua capacità riconosciuta di ente al servizio delle popolazioni locali. Inoltre, il controllo democratico sarebbe salvaguardato dalla natura elettiva del Consiglio provinciale, che potrebbe esercitarlo di concerto con la conferenza dei sindaci.
Questa riforma rappresenterebbe una vera e propria rivoluzione nel modo di amministrare una realtà delicata come il ciclo integrato dell’acqua: ci permetterebbe di avere un servizio che si basi su economie di scala e risparmi concreti, permettendo contemporaneamente l’alleggerimento delle bollette che pagano i cittadini e il reinvestimento delle somme risparmiate in strutture, come fogne e reti idriche, e in servizi innovativi.
A breve, l’Unione delle Province presenterà una proposta di legge regionale al fine di poter inquadrare in un provvedimento legislativo questo passaggio di competenze, che rappresenta per noi un obiettivo strategico da conseguire al più presto”.
 

Più informazioni su