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Giornata della salute mentale: due le iniziative della Asl in città

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VASTO – Approda a Vasto la lotta al pregiudizio che porta a emarginare le persone affette da malattie psichiche. Due iniziative organizzate dalla Asl provinciale si terranno domani nell’ambito della Giornata della salute mentale. L’obiettivo è “la lotta allo stigma e la diffusione di una cultura diversa, nel segno del rispetto e della piena integrazione dei malati di mente nella vita sociale, lavorativa e di relazione”, si legge in una nota dell’azienda sanitaria.

Alle 10, alla Multisala del Corso, le classi quinte delle scuole superiori assisteranno alla proiezione del film SI può fare, con Claudio Bisio e Anita Caprioli, una commedia che offre un punto di vista diverso sul tema delle malattie psichiche e una speranza

Al termine della proiezione dibattito con la partecipazione dello psichiatra Nicola Carlesi, Giovanni Colonna, psicologo, entrambi del Servizio Salute Mentale di Vasto, e Domenico Mattucci, responsabile delle cooperative impegnate con l’Azienda sanitaria nei programmi di riabilitazione psichiatrica.

Alle 16, nella Sala Michelangelo di Palazzo D’Avalos, convegno sul tema Lavorare è la cura: riflessioni su esperienze di riabilitazione attraverso progetti di formazione-inserimento lavorativo, cui prenderanno parte i sindaci, rappresentanti di associazioni, enti che collaborano con il Dipartimento di salute mentale a progetti riabilitativi attraverso borse lavoro.

“Il recupero delle abilità residue dei malati psichiatrici rappresenta il punto centrale della nostra attività  – sottolinea Carlesi – poiché  le strutture di riabilitazione sono uno strumento di inclusione importante nel nostro percorso terapeutico, dove riannodare i fili spezzati dalla sofferenza mentale, e ripristinare quelle attività emotive, sociali e intellettuali indispensabili per vivere e lavorare nella società. I malati, col nostro aiuto, ce la mettono tutta per riprendere i panni della normalità, ma hanno bisogno di reintegrarsi nel tessuto sociale, non più oggetto di diffidenze e luoghi comuni che condannano all’emarginazione più della stessa malattia. Solo attraverso una diversa accettazione da parte della società questi soggetti avranno la possibilità di tornare a sentirsi nuovamente persone”.

giusepperitucci@yahoo.it

 

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