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Pd: "Con la nuova gestione dell'acqua a Vasto nemmeno le briciole"

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VASTO – Il rischio è che per Vasto non rimangano nemmeno le briciole. Nemmeno quattro soldi per fare le riparazioni delle condotte idriche. Sono oltre 600 le falle rattoppate lungo le tubature della città dalla Sasi, la società che gestisce acqua e fogne in 92 Comuni della provincia di Chieti. La creazione di un unico Ato regionale, l’ente d’ambito che controlla il ciclo idrico integrato, preoccupa non poco. Perché a Vasto servirebbero opere urgenti per 4 milioni e mezzo. Senza contare che l’intera rete idrica andrebbe rifatta e che non è più differibile, quando siamo alle soglie del 2011, la costruzione di una seconda rete fognante. Quella per lo scolo delle acque bianche. Alla vigilia di quella che anche sulla costa vastese viene annunciata come un’ondata di maltempo, torna l’incubo fango e allagamenti. Il rischio è di rivivere a Vasto Marina e in molte altre zone della città la stessa situazione di emergenza che ha portato il Comune a chiedere alla Regione lo stato di calamità per risarcire i cittadini che hanno subito danni e da settimane chiedono indennizzi tramite i loro avvocati.

La questione approda in Consiglio provinciale, dove il Pd ha presentato un ordine del giorno che si discuterà nella seduta del 26 novembre. Il documento dice no alla creazione di un solo Ato regionale e chiede l’affidamento del ciclo idrico integrato alle Province.

“Siamo assolutamente contrari – afferma Camillo D’Amico, capogruppo del Pd – a qualsiasi carrozzone unico diretto dalla Regione” che avrebbe intenzione di “aprire la gestione a multinazionali dell’acqua dedite solo a facili e disinvolti business, prodotti spesso a danno dei meno abbienti”. I democratici propongono l’istituzione di 4 Ato, uno per provincia, con altrettante società di gestione “aperte anche ai privati”, ma questi ultimi devono avere “chiare posizioni di minoranza”. D’Amico, nell’auspicare l’appoggio anche della maggioranza di centrodestra, ricorda che la proposta del Pd “è in linea con quanto richiesto dall’Unione delle Province abruzzesi, di cui è presidente Enrico Di Giuseppantonio”, presidente delle Provincia di Chieti. Vastoweb si è occupato della questione idrica venerdì scorso.

L’articolo del 19 novembre. L’ultimo intervento in ordine di tempo è di questi giorni in piazza Rodi, a Vasto Marina. Lungo le tubature di Vasto le riparazioni hanno superato quota 600. Aggiusti da una parte e si rompono dall’altra. Per questo si chiamano condutture colabrodo. Condotte idriche e fogne a Vasto sono vecchie e insufficienti da decenni.

Le reti storiche fanno acqua da tutte le parti. La percentuale di dispersione idrica è altissima. Da anni non vengono diffusi i dati esatti . E d’estate interi quartieri rimangono a secco sia nella parte alta della città che nel centro e nelle periferie.  Si tappano le falle di reti vecchie e inadeguate a sopportare uno sviluppo edilizio sregolato. “Ad oggi – afferma Luciano Lapenna, sindaco di Vasto – ci si limita alla sola manutenzione, mentre Vasto ha bisogno di interventi urgentissimi”.

Nuove condotte servono sia nella zone storica che nelle aree di nuova espansione di una città in cui i palazzi spuntato di continuo sia a Nord che a Sud. E basta una pioggia più forte del solito per allagare tutto. Il 10 settembre, giorno dell’unica, pesante ondata di maltempo dalla fine dell’estate, Vasto è andata in tilt. Ancor di più Vasto Marina: scantinati e piani terra delle abitazioni invasi da acqua e fango, lungomare Duca degli Abruzzi transennato, allagati viale Dalmazia e le traverse. Il problema è che non esiste una seconda rete di scolo delle acque bianche. Tutto finisce nelle fogne, che si riempiono velocemente e tracimano. Mentre gli scarichi a mare sono rimasti aperti quest’anno fino a luglio per evitare emergenze tra la fine di una primavera piovosa e l’inizio di un’estate in cui il tempo non sempre è stato clemente.

“Servirebbe anche un nuovo depuratore perché quello di Punta Penna è insufficiente: ha una portata per 20mila abitanti, ma Vasto ne fa il doppio”, sottolinea Lapenna, che ha chiesto all’Ato, l’ente che sovrintende al ciclo idrico integrato, e alla Sasi, la società che gestisce reti e servizio, quasi 4 milioni e mezzo di euro per le opere non più differibili. “Non c’è la giusta attenzione verso Vasto”. Si tornerà a chiederla al nuovo consiglio d’amministrazione della Sasi, in cui siede da pochi giorni anche un vastese: Giuseppe Di Vito, ex dirigente Pilkington.

Da anni è pronto un progetto urgente di potenziamento della rete di Vasto Marina, da prolungare fino a località Padula, dove c’è il depuratore di San Salvo e Montenero. Lo ha elaborato l’amministrazione Pietrocola e riproposto quella attuale. Ma senza soldi rimane un pezzo di carta.

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