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Per Materazzi ressa a palazzo di giustizia, caccia a foto e autografo

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VASTO – Dai balconi vicini al palazzo di giustizia pendono bandiere nerazzurre. Ormai tutti sanno dell’arrivo a Vasto di Marco Materazzi. Avvocati interisti, impiegati del tribunale e molti curiosi preparano sciarpe della Beneamata prime pagine del Corriere dello sport e tutto quanto si possa marchiare con un autografo. Il campione del mondo del 2006 non sale dalla scalinata esterna. Quasi nessuno nota la macchina che fila velocemente verso il parcheggio laterale.

Poi quando Materazzi svolta l’angolo, la sua figura è inconfondibile per tutti. Ingresso veloce, “scortato” dall’avvocato Luigi Masciulli. Sono passate le 9 da diversi minuti, quando sale al secondo piano, dove c’è l’aula delle udienze. Il difensore dell’Inter è venuto per attaccare. E’ contrariato. “Voglio testimoniare”, ha detto al suo legale vastese non appena ha saputo che esiste il rischio concreto di un rinvio dell’udienza. Prima nella saletta del Consiglio dell’Ordine degli avvocati, poi in quella riservata che si trova di fianco attende di presentarsi davanti al giudice Paolo Di Croce. Altro che stanze riservate. Entrano avvocati e tifosi. Una capatina anche per il presidente dell’Ordine, Nicola Artese. La ressa è tutta attorno alla porticina da cui esce intorno alle 9.45.

Si va in aula, dove c’è già un’altra udienza in corso, che finisce nel giro di una manciata di minuti. C’è la ressa. Tutti vogliono vedere cosa deciderà il giudice. La voce corre velocemente: “Sarà un rinvio”. L’avvocato Nicola Cerulli del foro di Lucera, difensore di N.P, il 45enne accusato di aver diffamato Materazzi su internet con frasi ingiuriose e immagini, ha mandato via fax un certificato medico. Di Croce lo legge dopo aver nominato Angela Pennetta difensore d’ufficio. Sul documento c’è scritto che l’avvocato Cerulli ha una “frattura” con “politrauma” e “busto ortopedico” causati da un incidente stradale e che l’uomo, che evidentemente vive fuori città, è “impossibilitato a raggiungere Vasto”.

“Non c’è nemmeno l’indicazione della prognosi e non mi sembra si tratti di un incidente recente”, contesta l’avvocato Masciulli, che aggiunge: “Il signor Materazzi avrà enormi difficoltà a tornare, perché ha avuto un permesso dall’Inter e non sappiamo se gli sarà possibile ottenerne un altro”. Il giudice interpella il calciatore, che si impunta: “Non è giusto non presentarsi. Io mi sono comportato da cittadino normale, non sono venuto qui a fare il fenomeno”. Di Croce gli chiede se è possibile ritirare la querela. Niente da fare. “Ho tre figli”, risponde il difensore della squadra di Benitez, come per dire: difendo la mia famiglia. “Per i tifosi interisti sono Matrix. Per gli altri, l’Italia intera, ora sono Macellazzi”, come si chiamava il sito oscurato. “Io devo tutelare il diritto di difesa”, ribatte Di Croce, che poi però acconsente a incardinare il processo. Sale il brusio in aula. Il giudice ricorda che è una cosa seria: “E’ prevista una pena fino a 5 anni”.  Poi chiede: “Domande secche e risposte secche”. La Pennetta: “Io domande secche non ne posso fare, visto che sono sovrappeso”. Materazzi può quindi deporre, rispondendo alle domande del suo legale, del pm Mariagrazia Marino e dell’avvocato difensore.

Il giudice chiede a Matrix quanto spenderà per questa causa, per quantificare la richiesta di risarcimento. “Spenderò circa 10mila euro, ma poi c’è il danno d’immagine”.  “E quanto bisogna pretendere dal mio assistito?”, sbotta l’avvocato Pennetta. “Non ho problemi a chiedere un risarcimento simbolico e a darlo in beneficenza”, ribatte subito il 37enne interista.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

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