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"Legalità e sviluppo", conferenza con Giuseppe Di Lello e Tano Grasso

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SAN SALVO – Portami rispetto. Una storia di n’drangheta. E’ il libro scritto dal calabrese Vins Gallico, presentato oggi a San Salvo, presso il Centro Culturale Aldo Moro. E’ stata questa l’occasione per il primo evento organizzato dalla R.A.T.I. la costituenda associazione per mettere in rete i giovani talenti abruzzesi. Ed è stato il lancio del tema “Legalità e sviluppo”, sul quale sono intervenuti l’ex-magistrato del pool anti-mafia di Palermo, Giuseppe Di Lello, e Tano Grasso, Presidente onorario dell’anti-racket, introdotti dal giornalista Lucio Valentini.

Il giovane autore del libro è originario della Calabria, dalla quale però vive lontano da ormai 15 anni. “Non credo di poter vivere in Calabria – dice -, attualmente mancano le opportunità di sviluppo perché la legalità esiste poco. Nella storia che presento in questo mio libro, classificato nel genere noir, presento un personaggio normale che viene a trovarsi in un contesto non normale. In Italia, soprattutto al sud, siamo in presenza di mostri che hanno devastato il territorio, ma sono convinto che esistono forze che lo possono salvare”.

Di legalità e disuguaglianza sociale parla Di Lello, raccontando la sua esperienza di magistrato giunto a Palermo negli anni 70, epoca in cui il pensiero della cultura dominante era estremamente legato al mondo mafioso. Solo il lavoro della magistratura ha potuto scalfire in parte questo sistema. Molto forte la testimonianza di Tano Grasso, fondatore nel 1990 della prima associazione anti-racket in Sicilia. “La nostra forza è stata ,ed è, quella di aver costruito un meccanismo per permettere alla vittima del racket di potersi opporre senza subire ritorsioni personali.

L’isolamento è quello che rovina, mentre restando uniti non si deve aver paura di nulla. Sono contrario a chi mi definisce un eroe. Come la protagonista di questo libro, sono una persona normale, che per alcuni eventi, si è trovata protagonista di una situazione non normale. Dal 1992 vivo sotto scorta e certamente non posso frequentare tutti i luoghi che vorrei. Ma non la sento una mancanza di libertà. Credo che la libertà che ottieni nella lotta alla mafia è una libertà interiore, che acquisisci nella tua dignità”.

Così come sottolineato da Giovanni Di Fonzo, promotore della RATI, e dal sindaco di San Salvo Gabriele Marchese, l’idea della creazione di questa realtà associativa, dovrà aiutare l’Abruzzo dalla situazione attuale di stallo, in cui i giovani non hanno opportunità. Tutto ciò sarà possibile, come testimoniato dagli ospiti di questo incontro, solo credendo fortemente nella legalità, sotto ogni sfaccettatura.

Giuseppe Ritucci – giusepperitucci@yahoo.it

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