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Bischia: "Corsi professionali a rischio, troppi tagli della Regione"

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VASTO – Torna ad abbattersi su Vasto la scure dei tagli ai corsi professionali. Accade a due scuole private: gli istituti Salesiano e San Gabriele. Se il disagio giovanile si esprime sempre più spesso attraverso i ripetuti atti di vandalismo che danneggiano il patrimonio pubblico, è anche perché ai ragazzi non viene data un’adeguata prospettiva di formazione e, dunque, di vita. Ad affermarlo è Andrea Bischia, presidente dell’Istituzione dei servizi sociali del Comune di Vasto:

“A causa dei tagli – scrive in un comunicato – molti corsi quest’anno non sono partiti e questo ha creato disagi anche di natura sociale con alcuni ragazzi che perdono il senso e la voglia di inserirsi in un contesto scolastico, trovandosi praticamente a non far nulla con tutte le conseguenze, anche in ambito delinquenziale”.

Bischia chiede all’assessorato regionale al Lavoro “uno sforzo per garantire la sopravvivenza di questi corsi, per ridare speranza alle famiglie e ai giovani, garantendo loro la possibilità di formarsi professionalmente ed evitare che si disperdano nei meandri bui e nelle pericolose abitudini che la vita presenta”.

“Anche le Regioni Campania e Puglia – sottolinea don Francesco Labarile, dell’Opera salesiana – anni fa hanno tagliato i finanziamenti alla formazione professionale” e “oggi sono tra le Regioni che più delle altre chiedono allo Stato aiuti per contrastare la criminalità organizzata, che trova le sue nuove leve tra proprio tra i giovani che non fanno nulla dalla mattina alla sera. Regioni come il Lazio, il Veneto e altre si comportano in modo virtuoso e stanno ottenendo buoni risultati”. “I nostri governanti”, con “miopia e negligenza”, hanno fatto “finta di non ricordare che le intelligenze dei ragazzi sono diverse.

I ragazzi sono, dunque, costretti a “entrare nel mondo del lavoro senza alcuna preoccupazione e in condizioni spesso umilianti”, afferma fratel Dionigi Taffarello, dell’Istituto San Gabriele, che ammette le difficoltà delle scuole professionali, costrette a “rifiutare ogni anno le richieste di tantissime famiglie”.

Il problema esiste da almeno tre anni. Le prime proteste si erano scatenate già col precedente governo regionale. La soluzione è ancora lontana.

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