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Luoghi & Luoghi comuni: "Catturavamo i pettirossi con le scaricarelle"

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VASTO – La neve caduta negli scorsi giorni fa tornare la memoria a come era vissuto questo evento negli anni passati. Nella rubrica Luoghi e luoghi comuni, giunta alla nona puntata, si racconta di come, in un modo a dire il vero cruento, si catturavano gli uccellini affamati.

a cura di Francescopalo D’Adamo

Quando a Vasto nevicava, e nevicava spesso, si usciva per sistemare le scaricarelle (trappole per uccelli, ndr) nella neve, magari sotto un albero di arance o altro sempreverde. Queste trappole, che sono contento siano state messe fuori legge, servivano a catturare gli affamati uccellini che erano attratti dalle mollichine posta su di esse.

Nel centro storico le scaricarelle si ponevano sui terrazzi, sui davanzali e sui marciapiedi. I passeri allora, a differenza di adesso erano molto numerosi. Da dietro le finestre si attendeva e ogni tanto si sentiva esclamare “Cià date!” Si vedeva poi correre il “cacciatore” verso la “preda”. Poveri uccellini.

In campagna c’erano degli uccelli chiamati a Vasto code di zinziri (in italiano ballerine) che non cadevano nella trappola. Mi raccontavano che con la coda la facevano scattare e poi fuggivano. Io però non ho mai visto questa scena. Penso invece che essendo uccelli insettivori, non erano interessati al pane. Morivano invece, oltre a svariati tipi di passeri, bellissimi fringuelli ed esili pettirossi. Io soffrivo nel vederli ancora vivi tentare di togliere il collo dalla tagliola, guardavo impotente invece altre persone prenderli e sadicamente sbattere la loro testolina contro il muro. Era atroce.

Qualche volta ho tentato di salvarne qualcuno “ricoverandolo” in gabbia e pensando di liberarlo a primavera, ma questi si lasciavano morire. La libertà, per chi la conosce, non può essere attesa.
Mi sono sempre rifiutato di mangiare questi uccellini ma li ho visti, con mio rammarico, più volte cucinare, magari mangiando una fetta di pane col sanguinaccio ed anche qui ci sarebbe molto da raccontare … ma questa è un’altra storia.


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