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Natale, il pranzo tipico vastese descritto da "Slow Food"

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VASTO – Il pranzo di Natale è fortemente legato alla tradizione, ogni luogo ha i suoi menu. Abbiamo chiesto a Raimondo Pascale, fiduciario della condotta di Slow Food di Vasto, di prepararci un menu che possa legare la tradizione vastese con la cultura Slow.

“Natale con i tuoi” da vivere, così come cultura e tradizione vuole, quindi con i propri cari, la fede di ciascuno e con i prodotti della propria Terra Madre. Per questo Slow Food propone di celebrare la Festa delle Feste con i prodotti buoni, puliti e giusti. Quindi per le feste di Natale e fine Anno, grande rispetto e riproposizione di tutti i piatti in cui si identifica la comunità locale.

In tavola per le feste, nel rispetto anche dei gusti di ogni commensale, tra la Vigilia, il Pranzo di Natale e le feste di fine ed inizio Anno  porteremo in Tavola, dopo un attenta e selezionata spesa presso il mercato dei contadini di Santa Chiara o della Coldiretti, le pescherie dei pescatori, gli artigiani del pane, della pasta dei dolci. Ma soprattutto dopo avere lavorato alacremente e con grande gioia ai fornelli.

per cominciare:
la scapece,  il baccalà (fritto, al forno, a vapore, arrecanato), il capitone e le anguille, i cardi e i cardoni in brodo di pollo e/o gallina con il panereale, insalata di agrumi, zuppette  di legumi, finocchi, cicorie;

per i primi:
paste ripiene (tortelli, ravioli, etc…) in brodo o al ragù di carni miste, lasagna con pallottine  e mozzarella (da proporre anche ’mbusse)

tra i secondi:
agnello, vitello, maiale o tacchino arrosto , bollito di manzo; non mancherà il cotechino con le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio;

i dolci tradizionali:
calcionetti fritti (panzerottini dolci con marmellata d’uva nera detta scrucchiata, ceci, noci tritate, mandorle triturate, mosto cotto e cacao),pizzelle ferratelle, ostie con ripieno di mandorle, noci e miele,
mandorle atterrate e scrippelle.

Ovviamente per i menù di pesce tutto quello che il mercato del fresco offre, dai pesci più negletti (la famigerata mijella…) a quelli più nobili (crostacei, rombi, spigole) nei modi e con gli abbinamenti più diversi, ma rigorosamente legati alla tradizione.

Come vini il Montepulciano, il Trebbiano, il Pecorino rigorosamente d’Abruzzo e del territorio.

Tutto questo sulla scia di quanto affermato da Slow Food in chiusura di Terra Madre 2010, ai rappresentanti di oltre 7000 piccole comunità di produttori di tutto ill mondo presenti a Torino: “I contadini sono gli intellettuali della terra e dei mari, sono pensatori capaci di concretizzare i loro saperi. Abbiate il coraggio (ortolani e pescatori, ndr) di sentirvi pari ai grandi pensatori perché in più avete il cuore e l’anima giusta per cambiare il mondo“ e, aggiungiamo noi, per tornare a dare “più gusto” alla Vita.

Buone Feste Slow.

Raimondo Pascale

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