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Droga: agenti fingono di fare jogging per arrestare presunti spacciatori

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VASTO – Poliziotti fanno finta di fare jogging e, intanto, osservano cosa accade in un una casa del quartiere che i vastesi chiamano Shangai. Poi, dopo una settimana di appostamenti e identificazioni di diversi consumatori di droga, ieri sera scatta il blitz.

Tre le persone arrestate per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. A darne notizia è stato il vice questore Cesare Ciammaichella nel corso di una conferenza stampa in cui ha illustrato i dettagli dell’operazione Domus.

Otto uomini della polizia di Vasto seguivano da una settimana i movimenti di Adelaide Spinelli, 53 anni, e dei figli Maria Bevilacqua, 31 anni e Vincenzo Bevilacqua, 25 anni. Le donne si trovano nella sezione femminile del carcere di Chieti, il giovane nel penitenziario vastese di Torre Sinello. Il blitz è stato effettuato ieri sera, intorno alle 20: due agenti in borghese che fingevano di fare jogging nelle vicinanze dell’abitazione dei Bevilacqua, in via Curtatone (nelle adiacenze di piazza Verdi) hanno dato il segnale ai colleghi che sono etrati in azione.

Al momento del’irruzione, gli agenti hanno trovato le tre persone in possesso o nel tentativo di disfarsi della droga, gettandola nel camino o nello scarico del bagno. Sequestrati 35 grammi di stupefacenti suddivisi in 26 dosi, materiale per il confezionamento, un bilancino di precisione e 6mila euro in banconote di piccolo taglio. “I soldi – racconta Ciammaichella – erano nascosti negli indumenti intimi del venticinquenne, mentre la droga spesso veniva occultata nel reggiseno da una delle due donne”. Secondo l’ufficiale di pubblica sicurezza, “la casa era una centrale di spaccio. Era appariscente perché posta nei pressi dell’incrocio più trafficato di Vasto, ma proprio per questo sicura: da lì si poteva controllare benissimo cosa accadeva in zona e, dunque, anche l’eventuale arrivo degli agenti. Il volume di questa attività era elevato: molti gli acquirenti, provenienti dalla città e dal circondario. Sono persone tra i 18 e i 47 anni, persone che conducono una vita normale. Fanno i lavori più disparati, alcuni hanno una famiglia.

Tutto avveniva presso la casa di via Curtatone. La tecnica era ormai affinata: i clienti lasciavano i soldi presso l’ingresso anteriore dell’abitazione e poi si recavano presso l’ingresso posteriore per ritirare la droga. Ogni abitante della casa controllava i movimenti della zona da una finestra diversa. L’operazione era più difficile, perché gli uomini della squadra volante operano in divisa e con l’auto dotata dei colori d’istituto. Dunque, erano riconoscibili, ma in questo modo” paradossalmente non davano nell’occhio, perché “sembravano dei normali pattugliamenti. Gli uomini in borghese riuscivano, invece, a controllare meglio”. In contatto con la pattuglia, segnalavano i movimenti sospetti. La volante, a distanza di qualche centinaio di metri, fermava gli acquirenti e sequestrava loro le dosi di sostanze proibite. “Molti hanno ammesso di fumare eroina”, racconta Ciammaichella.

In un’analoga operazione, denominata Veruska, i carabinieri avevano arrestato il 7 dicembre del 2007 Adelaide Spinelli e altre due donne che risiedevano nella stessa abitazione. Veruska era il nome che le donne utilizzavano al telefono per non farsi riconoscere durante le intercettazioni. In altre indagini, sempre tra la fine del 2007 e gli inizi del 2008, case trasformate in supermarket degli stupefacenti erano state scovate dagli investigatori in località Incoronata e in via Ciccarone.

Michele D’Annunzio

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