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In scena "Ssa' fa' Dde'", esilarante commedia sulla Vasto che fu /Foto

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VASTO – Da Senza Coccia a Sopr’osso. Soprannomi vastesi e una cascata di vecchi detti, spesso dimenticati, ma ancora presenti in qualche angolo della memoria di tante persone. E’ un tuffo nel passato Ssa’ fa’ Ddde’ (Lascia fare a Dio), la commedia teatrale che, a distanza di anni, è tornata in scena per tre volte in città tra dicembre e l’Epifania. A ridare la parola ai personaggi scolpiti dalla penna di Espedito Ferrara nel lontano 1931 sono stati gli attori del Laboratorio teatrale Stella Maris, animato dal parroco, padre Luigi Stivaletta, e diretto da Anna Maria D’Adamo.

Ultima replica nel giorno della Befana nell’auditorium della chiesa di San Francesco, a Vasto Marina, dove il pubblico non si è pentito di essere rimasto attaccato alla sedia per circa tre ore. Le esilaranti liti di una famiglia vastese hanno fatto ridere e sorridere i molti che hanno deciso di staccare gli ultimi biglietti per l’appuntamento con le tradizioni e la cultura popolare vastese.

La storia. Pronuncia dialettale impeccabile e presenza scenica da protagonisti per Gianluca Guidone, che impersona mastr’Andre’ il sarto, e Lucia Ialacci, che è donna Grazia. Marito e moglie non hanno un centesimo per pagare i creditori che bussano ogni giorno alla porta.

Mastr’Andre’, senza il becco di un quattrino (come dimostrano ad ogni scena i fondelli vuoti che fuoriescono dalle tasche), caccia tutti in malo modo, compreso Paulucce la guardia (Paolo il vigile urbano). Con donna Grazia le liti quotidiane sono il pane quotidiano. Anche perché si soldi per comprare da magiare non ce ne sono. L’unico amico vero è un calzolaio (Antonio Stivaletta) che lucida le scarpe a modo suo: sputandoci sopra. I due si trovano nella casa di Andrea, quando alla porta bussa un truffatore, che vende loro la “busta della fortuna”. Perché la dea bendata cominci a sorridere, bisogna mettere tutti gli oggetti metallici dentro un calderone (pignata) e aspettare che si sciolgano. Di controvoglia lo scarparo presta i 5 franchi all’amico mastr’Andre’. Ma il ferro non si scioglie. Anzi, arrivano altri guai.

In casa irrompe il commissario (Sandro Dell’Aquila) con due poliziotti. L’inflessibile ufficiale millanta certezze investigative pronunciando ogni due frasi un intercalare lapidario: “Ho detto”. Accusato di fabbricare materiale da sparo, il sarto finisce in Commissariato, dove chiarisce la questione e torna a casa. A quel punto, il vento cambia. Un parente italoamericano torna dagli Stati Uniti e porta assegni pesanti da decine di migliaia di dollari. E’ un’eredità. Ce n’è abbastanza per dare uno smacco ai creditori, fare beneficenza e arrivare in un attimo ai vertici della piramide sociale. Ora tutti rispettano mastr’Andre’ e donna Grazia. E cercano di spillare soldi. Andrea non si fa raggirare. Alla fine gli toccherà aggiustare anche il matrimonio tra Cesarino, il figlio di Senza Coccia (Francesco Santilli), e Natuccia (Ilenia Di Francesco), che era stata promessa in sposa al figlio di Sopr’osso.

Lo staff. Gli attori: Gianluca Guidone, Lucia Ialacci, Sergio Grano, Antonio Stivaletta, Cesarino Di Tullio, Ilenia Di Francesco, Nunzio Valente, Francesco Santilli, Marco Guidone, Andrea Tana, Antonio Balice, Francesco Santilli, Sandro Dell’Aquila, Filippo Izzi e Antonio Carlucci. Al mixer audio Mario Fioriti. Nella botola, a suggerire (ma con gli attori che hanno buona memoria), la regista Anna D’Adamo.

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com

 

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