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Vasto Calcio a 5, Rossi protesta: "Voglio una risposta per i miei ragazzi"

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VASTO – La quadra juniores del Vasto Calcio a 5 è incappata in uno spiacevole episodio. Nella partita giocata in trasferta contro il Chieti, l’arbitro ha fatto disputare i due tempi da venti minuti effettivi (come nei campionati superiori o come accade nel basket) e non da 30 minuti continui, come da regola per il campionato. Un errore imperdonabile che ha sollevato la protesta della società. Pubblichiamo la lettera aperta che Michael Rossi, 23 anni, allenatore della squadra juniores, ha inviato alla Federazione abruzzese.

“La storia della mia juniores è particolare: a Vasto l’interesse per il calcio a 5 è praticamente inesistente da parte di imprenditori ed è difficilissimo reperire sponsor. La via più semplice è non iscrivere la juniores e risparmiare soldi, tempo e fatiche. A giugno i ragazzi mi hanno chiamato entusiasti e vogliosi di ricominciare la stagione sportiva e non ho mentito loro: non c’era un campo, non c’erano sponsor, non c’erano materiali sportivi. Hanno affrontato di petto la situazione insieme a me e ci siamo autotassati tutti per rimediare soldi per affittare campi e per prendere il materiale sportivo minimo indispensabile.

Giochiamo in un campo di cemento all’aperto con soli 3 riflettori accesi durante gli allenamenti perché il budget a nostra disposizione permetteva solo questo. Ci siamo dovuti tassare anche per comprare i palloni, alcuni risalgono ai tempi della mia under 21. Abbiamo fatto sacrifici tutti insieme: io, il presidente e i ragazzi. E lo abbiamo fatto principalmente per un obiettivo: togliere i ragazzi dalla strada. Che voi ci crediate o meno è davvero cosi: l’anno scorso avevo ragazzi di 16 anni che si presentavano la domenica con i postumi dell’ubriacatura della notte prima. Molti di loro hanno situazioni particolari alle spalle, sono abbandonati a se stessi e se non trovano una scialuppa di salvataggio nello sport, beh dove la trovano?

L’obiettivo della stagione è insegnare i valori dello sport e della vita e non vincere a tutti i costi come molte società insegnano ai loro ragazzi. Per me avere 16 ragazzi, ogni martedì e venerdì in campo, ad allenarsi anche sotto il diluvio, è una vittoria, portarli a cena il sabato tenendoli 3 ore lontani dall’alcool è una vittoria.

Come già detto credo che l’obiettivo dello sport sia formare, aiutare, insegnare la vita ed i valori. Il primo valore che ho insegnato ai ragazzi è il rispetto per l’arbitro e per le sue decisioni. Abbiamo un regolamento interno allo spogliatoio (che se volete allego alla lettera qualora non mi crediate) che prevede multe e allontanamenti dalla squadra in caso di bestemmie o espulsioni per atteggiamenti violenti e proteste. Prima di iniziare a giocare a calcetto sono stato arbitro FIGC anche io. Ho un fratello arbitro FIGC di calcetto. Sono cresciuto educato al rispetto per i direttori di gara e sono abituato anche ad aiutarli, ad ammettere gli errori dei miei giocatori. Credo in un calcio all’antica dove la lealtà, il rispetto venga prima di ogni cosa. Come un mio pivot può sbagliare un gol cosi, un arbitro può sbagliare ad assegnare un fallo.

Oggi sono rimasto profondamente amareggiato: un conto è sbagliare, un altro essere impreparati, non sapere il tempo di svolgimento di una gara di campionato regionale. Partita CUS Chieti – Vasto Calcio a 5 campionato Juniores. Il direttore di gara Sig. Galliani decide di far disputare la partita su due tempi effettivi da 20 minuti con cronometrista del Cus Chieti e non da 30 non effettivi come da regolamento peraltro senza chiedere il consenso. A parole sue “cosi si facevano sentire importanti i ragazzi, gli si faceva un regalo di Natale” (facendoli giocare con le regole applicati ai campionati superiori, ndr). La partita finisce 4-3 per il Chieti, naturalmente superiore a noi.

Niente da eccepire, però nè ai miei ragazzi e neanche a me va giù perdere senza le regole giuste del gioco. Ricorso fatto con tanto di referto arbitrale di fine gara che dimostra platealmente che dopo il 19’ minuto non accade niente (strano per una partita di trenta minuti non trovate?). Oggi il responso: ricorso respinto per quanto si evince dal “Rapporto arbitrale”!

Non voglio gridare allo scandalo, nè buttare allla gogna mediatica l’arbitro o la Federazione, che manda in giro uomini di 30 anni e più cavalcano i campi non per passione ma per arrotondare gli stipendi senza spesso neanche sapere le regole basilari. Quello che chiedo con questa lettera alla Federazione, e al presidente Di Berardino. che a parole si mostra sempre molto sensibile al movimento giovanile, è questo: “Con quale coraggio, con quale convinzione andrò all’allenamento venerdì a dire ai miei ragazzi che lo sport è la palestra della vita? Come farò a dir loro che bisogna rispettare l’arbitro, perché l’arbitro è sempre preparato ed imparziale? Ma soprattutto come farò a dire ai miei ragazzi che nella vita l’onestà conta?”

Prego la Federazione di rispondermi, se lo ritengono doveroso mi deferiscano anche, ma voglio una risposta, perché con questo episodio la mia squadra non ha perso 3 punti di cui onestamente non mi interessava niente, ma la ha perso due anni di valori insegnati con tanta fatica”.

a cura di Giuseppe Ritucci

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