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Terremoto, la sorella di Davide: "Rispettare la memoria"

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VASTO – Il luogo dove è crollata la Casa dello Studente dell’Aquila non venga trasformato in un parcheggio. Asfalto e auto non cancellino la memoria di Davide Centofanti di Vasto e degli altri 7 ragazzi morti sotto le macerie della palazzina di via XX Settembre nel tragico terremoto del 6 aprile 2009. A chiederlo è Liliana Centofanti, la sorella di Davide, in una lettera aperta inviata a Francesco D’Ascanio, commissario dell’Adsu, azienda per il diritto agli studi universitari, che si è detto favorevole alla realizzazione al posto della Ground Zero aquilana di una piazza della memoria con annesso parcheggio ipogeo. Due giorni fa era stata Antonietta Centofanti, la zia di Davide, a protestare a nome dei genitori delle vittime. Pubblichiamo il testo integrale della missiva:

Il momento in cui di fatto si riprende la propria vita in mano, dopo aver esperito il vuoto ed averlo faticosamente assimilato, il volerla ricomporre, cesellandola, stavolta senza farsi scappare niente, perché è si avverte che quella sarà l’unica occasione per farlo ha un non so cosa di magico.
Sembra quasi di ripartire dalla notte dei tempi, in cui cerchi e trovi altri simili ed inizi quasi ad annusarli per convincerti che si è ancora tutti lì e che in fondo non ci si è mai persi. Non è vero, mancano in molti all’appello e non torneranno più. Se li è presi la notte, dicono. Non ci sarà alcuna magia.
C’è stato un tempo in cui la nebbia non ci permetteva neanche di indovinare la nostra stessa fisionomia.
Poi è arrivata la pioggia: non abbiamo avuto scelta, l’acqua è penetrata ovunque e ci siam bagnati.
E tuttora i nostri vestiti sono umidi, scoloriti e strappati… E noi con loro.
Ecco sig. D’Ascanio, noi vorremmo poterci asciugare dopo tanto tempo, perché quei vestiti non riacquisteranno mai il loro colore, perché questo dolore è ormai un reumatismo che ci perfora le ossa e non c’è alcuna possibilità di guarigione.
Quel che è certo è gli strappi si possono ricucire, forse anche quelli più difficili, ma per farlo occorre il filo migliore.

E NON E’ DI CERTO UN PARCHEGGIO.
E’ un filo fatto di rispetto, di coerenza, di buon senso, di memoria.
Ecco l’ho scritto: Memoria.
La Memoria sig. D’Ascanio, non è fatta di targhe, né di piazze se dietro quelle scritte c’è il nulla e questo lei dovrebbe saperlo meglio di me, lei che è Commissario di un’Azienda per il Diritto agli Studi Universitari, preposta a garantirci la possibilità di conseguire una Laurea, con tutto il corollario di condizioni che, frequentare corsi e sostenere esami, essa comporta.
Anche la laurea finirà un giorno incorniciata ed “affissa” ad una parete, diverrà una targa che ognuno di noi guarderà, senza soffermarsi più a leggerne le parole, bensì a rievocare momenti di vita fondamentali.
Ebbene: quei nomi che lei desidera scolpire in quella targa commemorativa, non avranno alcuna possibilità di affiggere alle loro pareti targhe personali, tanto sofferte.
Ed inoltre voglio ricordarle che proprio nel luogo in cui s’intende realizzare il Parcheggio, sono stati rinvenuti i corpi esanimi di otto ragazzi, tra i quali mio fratello, che tutto si sarebbero aspettati dalla vita, tranne che di dare il nome ad una piazza…

Vorrei soffermarmi su un altro aspetto: il piano seminterrato, effettivamente realizzato e mai previsto nel progetto, è una delle CAUSE DEL CROLLO DELLO STABILE.
Come s’intende agire? Gettando catrame alla rinfusa o, come il buon senso vorrebbe e la legge impone, riprogettando il complesso secondo norme antisismiche da tempo sancite, veramente condivise e saltuariamente applicate? Quante altre piazze della memoria e Case dello Studente dovranno essere costruite senza osservare regole che oltre a garantire, in questo caso il Diritto allo Studio, salvaguardano la vita di chi le abita?
Anche la Vita è un Diritto, non conculcabile: sono concetti nuovi per lei questi?
No, sig. D’Ascanio: noi i nostri ricordi non possiamo “parcheggiarli”, perché equivarrebbe ad affermare che i nostri cari non sono mai esistiti.

Vorremmo che a L’Aquila un giorno si riaccendessero le luci nelle case, tornassero le voci a sconfiggere il silenzio ed i boccali a brillare sotto i lampioni, che si facesse a palle di neve nelle piazze e gli orologi dei campanili tornassero a scandire ore di vita e non di morte.
Ma per avere Luoghi della Memoria, c’è un indispensabile bisogno che IN CITTA’ ci sia qualcuno a ricordare e finora purtroppo L’Aquila stessa è un ricordo.
Cominciamo con il ricostruire in maniera veramente RESPONSABILE, restituendo agli abitanti ed agli studenti la loro vita, poi verrà anche il tempo per la Memoria, ma sarà un’esigenza collettiva, non soltanto una voce aggiuntiva all’elenco delle spese di bilancio.

Liliana Centofanti

 

 

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