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Vasto in musica/18. Fabrizio: "La musica che mi fa stare bene"

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VASTO – Questo nuovo appuntamento di Vasto in musica, nasce in una mezz’ora. Uno scambio di messaggi con Fabrizio Avantaggiato, gli mando le domande per l’intervista e lui risponde di getto, con un libero fluire di pensieri per raccontare la sua esperienza musicale. Sono tante le cose che ci racconta questo giovane cantautore vastese, che ho voluto lasciare tutto così come me l’ha mandato.

Quando nasce in te la passione per la musica?
Fin da piccolo componevo melodie inventate canticchiando. Non ho mai imparato a suonare uno strumento come si deve perché ogni volta che prendo in mano uno strumento qualsiasi, lo utilizzo sempre e solo per comporre cose mie. Magari non so neanche dove mettere le dita, ma di primo acchitto mi lascio guidare e provo a comporre qualcosa. E’ questo il mio rapporto con la musica, è in questo modo che scarico le tensioni della quotidianità e mi lascio trasportare dalle sensazioni che via via vado costruendo come un uomo bendato in una stanza da scoprire.

Come hai iniziato a cantare?
Ho iniziato a cantare le mie prime cose strimpellando la chitarra classica, così alla rinfusa imparando gli accordi su internet (maledetti barrè!) e poi mi sono perfezionato nel canto studiando all’Accademia di Ancona e adesso dopo molti anni ho deciso di prendere qualche lezione di chitarra elettrica; non escludo qualche lezione di pianoforte che rimane da sempre lo strumento che mi affascina di più e che mi fa anche più paura. Imparerò tutto ma nello stesso tempo non imparerò un bel niente. La musica è una scoperta continua, non servono lezioni.

Come sono nate le esperienze con le formazioni musicali di cui hai fatto parte?
Andromeda: “Ciao, sai mi piace cantare, un po’ di tutto mi adatto a qualsiasi cosa, del metal non ne so niente, vabbé dai proviamo, che ne dici? si può fare?”, Stranomalia: “Basta voglio fare un progetto da solista, voglio formare un gruppo ti va di suonare con me? Fabrì perché non entri tu nel nostro gruppo invece? ok proviamo”, Hidden disturbances: “Savè, siete una band fantastica e talentuosa, che ne dici di una voce? Ok Fabrì dopodomani suoniamo a San Salvo, questi sono i pezzi dopodomani le prove, ci vediamo là”, e poi “Sai serve qualcuno che canti 4 pezzi con Stef Burns, che ne dici ti va?.. sai non so, ci devo pensare.. ma certo!! ” e alla fine: “Ho bisogno di fare qualcosa da solo, sono stanco di aspettare, siete con me? vi avverto che deciderò tutto io perché mi sono stancato della democrazia” e così fu… Farebbe molta più audience raccontarti come ho mollato puntualmente tutte le band, tra i vaffa, le litigate, le scelte sbagliate, le delusioni e sopratutto raccontarti tutto il tempo che ho perso e che non ritornerà, ma fa parte del gioco della vita, quel che arriva arriva, te lo prendi eccome.

Possiamo dire che la più significativa è stata quella degli Stranomalia?
Di sicuro un bel gruppo di amici, tante esperienze insieme, tante litigate e punti di vista diversi, ero molto più rompiscatole e costringevo tutti a provare ogni santo giorno, con conseguenti malumori e abbottamenti. Stavamo facendo un bel lavoro, poi ognuno per la sua direzione all’università e ciao ciao Stranomalia. Però ricordo le 12 date nei primi 15 giorni di agosto, suonare nei paesini ogni giorno per un panino con la salsiccia e poi le trasferte ad Ancona e Bologna, le notti insonni, gli scherzi in piena notte, niente soldi solo tanta voglia di fare, anche troppa, che alla fine ci siamo stufati di suonare a destra e sinistra. Non è stata assolutamente la più significativa, è stata una come le altre, tutte le mie esperienze sono state uniche ed indimenticabili, ricordo tutti, gli Andromeda e la voglia di suonare, gli Hidden Disturbances e i grandi sogni, e poi Stef Burns, i Notadistorta, il mio gruppo di Ancona, i gruppi cover Iron Maiden mai decollati. Insomma ne ho fatte talmente tante che a guardarmi indietro coi capelli lunghi mi sento vecchio cent’anni.

Come hai seguito il tuo percorso personale dopo le esperienze dei gruppi?
Mi sono stufato della democrazia che non mi stava portando da nessuna parte. Una band deve avere un leader ben definito, ed io sono nato per essere quel leader. Non riesco a stare nelle retrovie, è un mio difetto, rischio in prima persona e non riesco facilmente a digerire il parere altrui (nella mia visione artistica ho difficoltà a subire ingerenze esterne). Proprio ultimamente ho avuto una mezza discussione con i ragazzi che adesso suonano con me e che supportano e sopportano le mie idee e la mia intransigenza, i miei amici Tony Francis, Stefano Scurti, Andrea Sicuso e in particolare Fabrizio Marchesani, che mi è sempre accanto nella stesura dei pezzi e delle mie idee. Li ringrazio tantissimo perché senza di loro non saprei come dare vita e far fiorire la mia ottusa creatività. Spero di portarli a raggiungere insieme grandi traguardi perché sono anni che mi sbatto e siamo sempre con un nulla di fatto in mano e adesso ho voglia di fare sul serio, ho voglia di non aspettarmi proprio niente, perché non succederà un bel niente, l’unica cosa che puoi fare è continuare a sbatterti e lavorare. E’ così farò, è inutile illudersi, l’ho imparato a caro prezzo.

Durante il periodo universitario hai frequentato anche una scuola di canto. In cosa ti ha aiutato?
Ho frequentato due anni l’Accademia musicale di Ancona, mentre mi laureavo in Ingegneria Informatica, mi innamoravo della mia ragazza e proseguivo gli studi con la Specialistica in automazione. A parte che anche lì è iniziata bene ed è andata a finire malissimo, con la mia insegnante che mi non mi può più vedere e non sappiamo neanche il perché, vabbè c’est la vie, è stato molto bello, alla fine conoscevo tutti i prof, simpatici e alla mano, davvero dei professionisti di grande spessore artistico e ma sopratutto delle persone con un forte senso del sociale e del valore educativo della musica in un contesto accademico. L’esperienza più forte è stata cantare in piazza con Stef Burns, chitarrista di Vasco, e accompagnarlo sulle note di Little Wing in un assolo da brivido. Conoscerlo mi ha cambiato la vita, decisamente.

Da non molto hai messo su un gruppo, Il circo delle ballerine. Che direzione volete prendere?
Sinceramente non lo so, ogni volta che trasformo qualcosa in una logica di gruppo comincio a sentirmi stretto. Non mi piacciono le etichette, nè confinarmi in un genere, per me la musica è evasione, non è un lavoro, nè un progetto, è una scoperta sempre in divenire. La logica di gruppo non fa per me, ma ci sto riprovando, con le dovute cautele. Questo nome non mi piace lo ammetto, con lui ho avuto un rapporto conflittuale già dall’inizio e poi ho cominciato proprio ad odiarlo. Quello che succederà lo scopriremo, siamo stati contattati da una grande agenzia e ricevuto le attenzioni di qualche etichetta indipendente, anche se non mi piacciono questi personaggi della discografia, a parte qualcuno che si è dimostrato sincero e mi ha detto “Fabrì quello che facciamo noi etichette indipendenti, lo puoi fare benissimo anche tu, utilizzando internet e la voglia di fare”. Così questa è la mia strada da sempre.

La mia musica per quello che ne so, mi fa stare bene e ve la voglio regalare, non voglio venderla, finché avrò il controllo totale dei miei diritti e della mia creatività la trovate sul mio sito http://www.avafab.com/ – forse non riuscirò ad essere troppo costante per via del lavoro e l’università, fare l’ingegnere non è proprio facile e me ne sto accorgendo. Ma tutto quello che produrrò sarà vostro, fatene buon uso, giratelo, parlatene con gli altri e così spero di avere l’occasione di andare avanti, fare qualche disco e magari un tour, ma la decisione spetta solo a voi. Di musica non si campa, è ora di svegliarsi, ho studiato una vita per essere quello che sono ed evitare di fare la fine dei sognatori che cadono dalle nuvole e si fanno male. Sognare si, ma farsi fottere dalle illusioni non più.

Come ultima cosa, voglio ringraziare di cuore tutti quelli che ascoltando le mie canzoni, che se le scaricano e le passano agli amici, siete pochini lo so ma sono orgoglioso e vi voglio bene. Mi sono sempre sentito incompreso e quando vedo le recensioni positive e i commenti buoni, penso che allora c’è qualcuno che la pensa come me, che mi segue e con cui posso parlare chiaro ed essere me stesso. Ringrazio tutti quelli che mi fanno sentire importante scrivendomi e facendomi i complimenti. Tutti quelli che approvano il modo in cui vado avanti barcamenandomi tra tutto e tutti. E ringrazio te Giuseppe per avermi concesso queste poche righe che leggeranno solo i puri di cuore, i pettegoli e le vecchie arpie. 

Giuseppe Ritucci

Nella Galleria fotografica alcune immagini di Fabrizio nelle sue diverse esperienze musicali.

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