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"Ho perso il lavoro nonostante le promesse dei sindacati"

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VASTO – Chiede di “far luce su questo caso tutt’altro che risolto”. Si chiama Alessandro Fusilli, ha 27 anni ed è rimasto senza lavoro al termine della vertenza relativa ai 90 lavoratori ex Cesi/Abruzzo service, la cooperativa che si occupava delle manutenzioni alla Pilkington di San Salvo.

Le trattative condotte a gennaio dopo gli scioperi a oltranza non hanno risolto del tutto il problema. C’è chi ha perso il posto.

La lettera – “Ho ricoperto fino al termine dell’appalto l’incarico di addetto alla sicurezza (ASPP) e responsabile della qualità. Qualifiche a parte, un giovane che oggi con difficoltà guarda al futuro.

Occorre innanzitutto far chiarezza, molto infatti è stato detto e scritto, spesso lontano dalla realtà.

Al giorno 27 dicembre i dipendenti (90 unità) ad esclusione degli impiegati (2 unità), erano in attesa di ricevere il solo stipendio di novembre e null’altro, avendo infatti riscosso qualche giorno prima anche la tredicesima.

Tali eventi hanno portato ad uno sciopero ad oltranza per un ritardo di soli 2 giorni, festivi, dalla data preventivata per la riscossione.

La Pilkington aveva infatti garantito il pagamento di una fattura emessa ed in scadenza al 31/12 entro tale data per risolvere la situazione. Tuttavia con il subentro del mese successivo, ritrattava e negava quanto offerto.

Veniva quindi terminato il contratto d’appalto il 5 gennaio per continuato disservizio. Il giorno 31 di gennaio, i manutentori rimasti e lo scrivente, vedevano risolto il contratto lavorativo.

Dei contatti presi con i sindacati Cgil, Cisl, Uil, Cobas, che pubblicamente si erano fatti carico di garantire a tutti il passaggio alla nuova azienda o comunque assicurato il posto di lavoro, sono rimaste le sole vuote promesse.

Alla data attuale infatti, il sottoscritto è riuscito a rimediare un piccolo lavoro di dubbia durata per far fronte alla drammatica situazione economica subita. Sono ora esterno alla Pilkington e con qualifica
totalmente diversa.

Nulla di quanto promesso è stato mantenuto nei miei confronti. Addirittura dipendenti con minore anzianità del sottoscritto hanno goduto del passaggio nella nuova azienda subentrante, un’ulteriore
schiaffo morale nei confronti di chi con responsabilità e diligenza svolgeva i propri incarichi.

L’amarezza per aver perso il posto di lavoro, di certo non per colpa della Cesi, ma di chi con demagogia e dubbi interessi ha guidato le maestranze fuori dai cancelli, è tanta.

La cooperativa poteva aver pagato si in ritardo, ma in un clima di incertezze dove le aziende chiudono, i lavoratori realmente non ricevono lo stipendio da anni e mesi, non giorni, l’ottica di un ritardo, seppur
discutibile, risulta giustificata.

A me oggi non rimane che il senso di abbandono, lasciato dai sindacati e dalle parti sociali, ai quali rivolgo un pubblico appello affinché mantengano le promesse fatte”.

 

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